Coronavirus, i numeri in chiaro. Pregliasco: «Ristoranti aperti a cena? Dobbiamo provarci»

Secondo il virologo l’epidemia è in una situazione di stabilità. Gli anticorpi monoclonali? «Speriamo di poterli somministrare in casa»

Il bollettino quotidiano del ministero della Salute sull’epidemia di Coronavirus ha registrato per oggi, sabato 6 febbraio, un tasso di positività in calo dal 5,2% al 4,7%, con 167 pazienti in meno ricoverati in area non critica nelle ultime 24 ore e 32 posti letto in meno occupati in terapia intensiva. «Abbiamo mille casi in meno rispetto a venerdì, ma la situazione è sostanzialmente stabile», spiega il virologo Fabrizio Pregliasco nell’appuntamento con la rubrica Numeri in chiaro. «Se guardiamo il dato settimanale, c’è un lieve incremento complessivo sul totale dei casi. Vedo però per fortuna una riduzione dei ricoveri e delle terapie intensive, mentre la mortalità si mantiene sempre molto alta».


Riaperture possibili «con buon senso»

Tutto questo, per Pregliasco, dà una chiara indicazione: «Il lockdown “a colori” ha mitigato la diffusione del virus riducendo la velocità del contagio ma non è riuscito a controllare la malattia». Occorre dunque continuare a stringere i denti, anche alla luce dell’insorgenza di «varianti Covid in luoghi e persone del tutto insospettabili». Allo stesso tempo gli italiani sono sempre più affaticati. E Pregliasco non è contrario alla possibilità di riaprire i ristoranti alla sera, per cena, almeno in zona gialla: «Stiamo pretendendo una maratona dai nostri concittadini, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno attuato le disposizioni riducendo il numero di contatti. Mi rendo conto però delle difficoltà economiche, questo lockdown sta portando a disastri su diverse filiere di lavoratori. Se ci sarà buon senso, ovvero un rispetto sistematico dei protocolli già messi a punto, allora delle riaperture sono possibili. Dobbiamo provarci, bisogna dare un po’ di respiro all’economia e soprattutto alle persone».

L’arma in più degli anticorpi monoclonali

Infine, quanto al via libera in emergenza dell’Aifa agli anticorpi monoclonali, il giudizio di Pregliasco è netto: «Dalle informazioni ad oggi disponibili i risultati sono più che promettenti. È importante avere un farmaco che può essere usato nelle prime 72 ore dai sintomi, sperabilmente anche da poter somministrare in casa con un’iniezione sottocutanea, o meglio ad oggi endovenosa. I monoclonali sono sicuramente un po’ costosi, ma 1.500 euro sono niente rispetto al costo di tenere delle persone in terapia intensiva, a una cifra che va dai 1.500 ai 3 mila euro al giorno. Senza contare la sofferenza dei pazienti».

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