Ristoranti aperti la sera, Iavicoli (Cts): «Regole in base alle caratteristiche dei locali. Noi abbiamo evidenziato i rischi, ora decida il governo»

Il componente del Comitato tecnico scientifico rivendica: «Siamo stati noi a suggerire mesi fa di ampliare gli spazi aperti dei locali pubblici per favorire la ristorazione»

È l’indiscrezione circolata ieri, 5 febbraio, e che potrebbe diventare materia del prossimo Dpcm. Dal 5 marzo, nelle zone gialle i ristoranti potrebbero ricominciare ad aprire in orario serale. Il Cts ha messo a punto le regole, ma ha precisato come al momento non esista «alcun via libera». A decidere in ultima istanza sarà il governo. «Noi abbiamo indicato le misure necessarie e ne abbiamo evidenziato i rischi», spiega Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento Medicina dell’Inail, e componente del Cts. «Ricordo comunque che siamo stati proprio noi del Cts a suggerire mesi fa di ampliare gli spazi aperti dei locali pubblici proprio per favorire il settore della ristorazione», ha aggiunto.


Al Corriere della Sera Iavicoli ha detto che sarà «importante distinguere i locali con posti a sedere e quelli che invece hanno soltanto il sevizio al banco». Altra cosa è non pensare che fascia gialla sia sinonimo di “liberi tutti”. «In questo modo non si riesce a fare il tracciamento. Ricordiamoci che nella fascia gialla si tiene la situazione sotto controllo, ma l’incidenza del virus non diminuisce. Solo le misure delle fasce arancioni e rosse fanno scendere l’indice Rt». Il rischio di una terza ondata non lo abbiamo affatto scampato. «Siamo ancora in una fase complicata ed è bene sottolinearlo. Il quadro europeo non è confortante e poi c’è l’aggravante delle “varianti” perché sono fuori controllo».

Il dibattito sulle riaperture

Ad andare in pressing per le riaperture serali sono i governatori di Regione, Attilio Fontana per la Lombardia e Giovanni Toti per la Liguria in testa. Ma anche membri all’ex governo, come il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. Tutto nasce da un documento del ministero dello Sviluppo Economico circolato ieri, che prevedeva e chiedeva una serie di misure per cercare di risollevare bar e ristoranti, e in generale i pubblici esercizi. Richiesta che il Cts ha già respinto il 26 gennaio.

«Non c’è alcun via libera alla riapertura della ristorazione», hanno detto dal Comitato. «Ci sono, anzi, alcune considerazioni sul rafforzamento delle misure restrittive». Insomma, non solo la situazione epidemiologica «evidenzia ancora un rischio moderato/alto» e il settore ha alcune «criticità», ma «una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio». 

«Ritorno alla libertà dopo immunità di gregge»

«Per tornare alla completa normalità dovremo completare la campagna vaccinale», ha detto Iavicoli. «Se tutti rispetteremo le regole potremo raggiungere i parametri da zona bianca che danno comunque maggiore libertà. Con 50 contagi su 100 mila abitanti la situazione è già buona». I dati non devono trarre in inganno: serve mantenere il massimo della disciplina per quanto riguarda prevenzione e protezioni. «L’importante è che non ci siano gli stessi eccessi che hanno portato conseguenze tragiche».

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