Affetta da sclerosi, parla la prima siciliana curata con la cannabis di Stato: «Mai più dallo spacciatore»

La malattia, le terapie tradizionali, il ricorso al Bedrocan, l’ostilità dei medici: la storia di Loredana

Loredana Gullotta è siciliana, di Pagliara (piccolo comune della provincia di Messina), e il 28 gennaio 2021 ha ritirato per la prima volta, in un ospedale pubblico, 45 grammi di Bedrocan (a cui nei prossimi giorni si aggiungeranno altri 45 grammi di Bedica), varietà di cannabis terapeutica, che la aiuterà a tenere sotto controllo una malattia subdola e difficile. Loredana Gullotta, infatti, è affetta da sclerosi multipla: lo ha scoperto nel 2004 dopo che le «si era addormentata tutta la parte destra del corpo fino alla lingua e dopo che non riusciva nemmeno a reggersi in piedi». La cura durerà 6 mesi, almeno per il momento. È la prima volta che viene applicato in Sicilia il decreto – firmato circa un anno fa dall’assessore alla Salute – che dà la possibilità di utilizzare la cannabis terapeutica nella terapia del dolore. Tutto a carico del servizio sanitario regionale. «Per me è una resurrezione», ci confida.


La malattia subdola

Quando le è stata diagnosticata la malattia, per lei è stata «una doccia fredda, una montagna che le è caduta addosso all’improvviso». Peraltro con una figlia di 4 anni a carico, che aveva bisogno di lei. Ma la cosa più incredibile è che non poteva mai pensare che ci sarebbero voluti quasi 17 anni per chiedere, con grande forza, semplicemente di essere curata, di accedere a un farmaco, la cannabis terapeutica, che ancora oggi non «le fa sentire i dolori lancinanti» che, per anni, «non l’hanno fatta dormire la notte». Quelli causati dalla sclerosi multipla.

Le cure tradizionali, la cannabis e lo stop ai ricoveri per Covid

Loredana Gullotta si è prima curata con i farmaci tradizionali che le hanno causato «diversi effetti collaterali devastanti, dagli spasmi ai brividi di freddo non riuscendo nemmeno più camminare né a dormire la notte». In pieno agosto si copriva con 3 piumoni. Il suo corpo era letteralmente impazzito. Poi nel 2017 è arrivata la cura con il Bedrocan ma solo per 1 grammo e mezzo al mese che «le bastava appena per un giorno e che costava 53 euro». Una cura che, però, ha funzionato quasi subito: «Con il Bedrocan sono spariti i miei dolori, i muscoli sono tornati a essere flessibili, non ho avuto più rigidità, i muscoli si sono rilassati. Ora non sono più nervosa e riesco a fare una vita quasi normale», ci spiega. Intanto ha dovuto lasciare il lavoro e per due mesi, dal 21 gennaio al 21 marzo 2020, è stata ricoverata – per fisioterapia e riabilitazione – in un ospedale di Messina che, poi, l’ha rispedita a casa a causa della pandemia. Il «reparto è stato chiuso» per lasciare spazio ai malati Covid.

Quello che più sconvolge è che in tutti questi anni Loredana sia stata «costretta ad acquistare cannabis al mercato nero». «Non potevo fare altrimenti, ne avevo bisogno e lo Stato non mi aiutava. Mio marito mi portava la cannabis in ospedale ma era costretto a rivolgersi allo spacciatore di “fiducia” spendendo all’incirca 150 euro a settimana (per 20-30 grammi) che, in un mese, significano 600 euro. Con il rischio, tra l’altro, di essere beccati e di essere scambiati per tossici. Senza considerare, poi, la paura di non sapere che cosa effettivamente si andava a comprare». Un allarme che noi di Open abbiamo più volte lanciato: la cannabis venduta nelle piazze di spaccio spesso viene tagliata con piombo, lacca e lana di vetro che possono causare gravi conseguenze. «Ormai eravamo diventati clienti, dal 2017 al 2020», precisa.

I medici diffidenti

A questo si aggiunga l’ostilità di alcuni medici: «Mi hanno detto che è più facile prescrivere psicofarmaci che Bedrocan». Infatti c’è ancora tanta impreparazione e paura nel prescrivere un farmaco che in Italia è ancora considerato un tabù. Adesso i malati di sclerosi multipla, che si curano con cannabis terapeutica, chiedono «l’aumento della produzione o, in alternativa, la possibilità di coltivare la canapa a casa» senza il rischio di essere incriminati. «Senza cannabis non riuscirei più a vivere», conclude Loredana Gullotta che, ogni pomeriggio, va a fare fisioterapia nella speranza di tornare a fare una vita normale.

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