Donne Pd escluse dal governo. Parla Valeria Fedeli: «Tanta ipocrisia da parte del partito. Rifiutare le cariche ora? Sbagliato»

La senatrice commenta l’esclusione di rappresentanti femminili del suo partito all’interno del nuovo esecutivo

«Direzione subito. Non credo che la scelta sia stata solo di Mattarella e Draghi». La senatrice Pd Valeria Fedeli – tra le prime ad aver posto la questione della non rappresentanza femminile del suo partito nel nuovo governo – chiede a gran voce la direzione e spera di non incontrare altre ipocrisie sull’argomento. Fedeli, già ministra dell’Istruzione e della ricerca, con un passato da sindacalista, si dice amareggiata: «Non è mai successa una cosa del genere» e sull’ipotesi di rimediare mettendo solo donne nel sottogoverno dice: «Non si può passare da uno squilibrio a un altro. Parliamo di politica, non di numeri. Ora dalle parole si passi ai fatti».


Senatrice, chiede, quindi, che la questione venga portata in direzione nazionale del Pd?

«Certo, quello che è successo è un fatto politico. Il Pd deve assumersi la responsabilità di questa scelta – politica non casuale – fatta dal gruppo dirigente del partito, e discuterne a fondo. È uno snaturamento della storia del Partito Democratico, della sinistra riformista e innovatrice. Peraltro la decisione è stata presa in un momento in cui tutti noi, donne e uomini del Pd, in Parlamento avevamo iniziato un confronto e una costruzione politica: dimostrazione ne è l’ultima bozza del Recovery Plan del 13 gennaio, dove avevamo affrontato proprio il tema del superamento del gender gap, come richiesto dalle linee del Next Generation Eu. Francamente c’è proprio uno scollamento dal punto di vista dell’innovazione culturale politica. Come facciamo a dire che questi temi sono una priorità se poi si manifesta una cosa simile?»

È rimasta delusa?

«Lo dico sinceramente, io non mi aspettavo un scelta del genere dal mio partito, non è mai successo nella nostra storia. Tant’è che, anche con l’ultimo congresso, dopo tanti anni il Pd ha scelto di avere una donna presidente. Abbiamo contribuito e cercato di avere anche un luogo autonomo di confronto in raccordo con le donne della società, proprio per raccogliere i bisogni quotidiani e materiali delle donne italiane portandole cosi dentro all’azione politica del Pd. Per questo sono rimasta stupita. Abbiamo lavorato tanto per ottener qualche risultato per poi ritrovarci con una rappresentanza politica nel nuovo governo tutta al maschile?»

Molti dicono che la scelta è stata del presidente Draghi e del presidente Mattarella.

«Non è assolutamente vero, lo devo dire per serietà. Non è accettabile è che ci sia ipocrisia sul percorso che ha determinato questa scelta. Sicuramente il Presidente Mattarella e il Presidente Draghi hanno seguito, giustamente, l’utilizzo pieno delll’art. 92 della Costituzione ma, come si è visto, questo è stato accompagnato da una rosa di nomi che i partiti mettevano in campo. Quindi non ci credo che sia andata così. In caso contrario, lo dicano chiaramente: come mai per venti giorni sui quotidiani ci sono stati nomi solo di uomini Pd? Questo vuol dire che “ipotesi femminili” non erano in campo. Non credo che Mattarella, un capo dello Stato che ha sempre tenuto all’equilibrio di genere come ricchezza, abbia scelto per il Pd in totale autonomia una rappresentanza esclusivamente maschile».

Ecco, pare che ora si voglia rimediare con un sottogoverno esclusivamente femminile, lei cosa ne pensa?

«Non sono d’accordo con “tutti uomini al governo”, come non sono d’accordo con “tutte donne nel sottogoverno”. Cosa mi rappresenta? Il tema è quello del condividere: come si condividono le responsabilità genitoriali, così si condividono le responsabilità politiche pubbliche e i percorsi di carriera nel lavoro. Non si può passare da uno squilibrio a un altro. Non è una questione di numeri. È una questione politica».

Il punto focale è la condivisione per lei?

«La condivisione è ricchezza. Questo è un tema politico fondamentale, sicuramente non solo nel Pd. Il problema c’è anche per i tecnici: sono state scelte figure di alto profilo maschile. Ma a lei pare possibile che non ci fossero personalità femminili adatte per quei ruoli?».

Come invertiamo questa tendenza dei partiti?

«Bisogna prendere atto di ciò che è avvenuto. Il Pd deve convocare subito una Direzione Nazionale cambiando metodi, luoghi e modalità della decisione politica. Non si possono applicare scelte che vengono prese altrove e non discusse. Serve un cambiamento profondo e radicale, e metterci la faccia. La discussione sulla questione di genere la stavamo facendo: proprio nella scorsa direzione del Pd il segretario ha parlato di “investimento sull’occupazione femminile ed equilibrio di genere”. Dalle parole vorrei che si passasse ai fatti».

Su Twitter è diventato virale l’hashtag #graziemaNoGrazie che chiede alle donne dem che verranno invitate a ricoprire ruoli “compensativi” all’interno del governo Draghi di rifiutare. Cosa ne pensa?

«No, non ha senso. Noi donne dobbiamo essere più incisive: se entri nel luogo della decisione politica devi esserci, contare e pretendere che ti ascoltino e che condividano con te le scelte politiche».

Lei è stata contattata dai vertici del partito?

«Io non sono nella segreteria, né sono la portavoce delle dem. Ci sono molte donne capaci e competenti nei luoghi della decisione. La discussione fatta dopo è sì legittima – non a caso l’ho aperta da sin subito -, ma bisogna essere in grado di entrare nei processi politici. Io penso che con questo governo dobbiamo e possiamo cambiare il gender gap e la questione della rappresentanza politica delle donne».

È in corso una riunione su Zoom della conferenza delle donne Dem. La sua linea è condivisa dalle colleghe del Pd?

«Io credo la mia linea sia condivisa perché sappiamo tutte che la necessità è parlare di politica. Poi non dobbiamo essere tutte uguali. Io valorizzo molto il fatto che il mio partito sia plurale e che poi converga con comportamenti unitari. Così deve essere anche tra noi donne. É una ricchezza la nostra pluralità politica e culturale».

Vuole fare un appello alla segreteria del Pd?

«Mi auguro che il segretario del Pd, consapevole di ciò che si è determinato con “i soli uomini al governo”, apra immediatamente un dibattito in Direzione facendo un’analisi di ciò che è avvenuto e sul da farsi. Noi dobbiamo rilanciare la funzione, fondamentale per il Paese, del Pd e questo lo possono fare insieme le donne e gli uomini».

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