Niente stipendio per la pallavolista rimasta incinta. Anzi: il club le chiede i danni per i punti persi

La società sportiva con cui giocava la accusa di aver taciuto dell’intenzione di volere figli al momento dell’ingaggio. E ora le chiede i danni

Niente stipendio per Lara Lugli, pallavolista del Volley Pordenone, accusata dalla squadra di non aver comunicato prima di essere incinta. I vertici del club, infatti, hanno respinto l’ingiunzione presentata dalla sua ex giocatrice che chiedeva semplicemente che le venisse pagata l’ultima mensilità prima dell’interruzione del contratto. L’hanno persino citata per danni poiché avrebbe violato il contratto «vendendo prima la sua esperienza con un ingaggio sproporzionato e nascondendo poi la sua volontà di essere madre. Una scelta che ha portato la squadra a doversi privare di lei a stagione in corso, perdendo di conseguenza molti punti sul campo e infine anche lo sponsor».


Cosa è successo

Insomma, la società sportiva con cui giocava a pallavolo in serie B1 nella stagione 2018-2019 l’ha accusata – chiedendole i danni – di aver sottaciuto al momento dell’ingaggio della propria intenzione di avere figli (bambino che Lara Lugli ha perso per un aborto spontaneo) e quindi di aver violato la buona fede contrattuale. Una situazione che ha spinto l’atleta a denunciare tutto pubblicamente rivendicando da una parte il diritto a quella mensilità non corrisposta e dall’altra il diritto per le donne di poter coniugare carriera con maternità. Situazione che accomuna molte donne, in Italia, e che Open ha denunciato proprio in questi giorni.

Il presidente Franco Rossato giustificherebbe il mancato stipendio con la crisi economica del settore causata dalla pandemia del Coronavirus ma anche per le presunte responsabilità dell’atleta. Infine una domanda sorge spontanea: come mai poi non è stata chiamata in squadra, neanche in panchina visto che il suo contratto non era di fatto cessato? Per il rispetto della sua condizione psicologica, si giustifica il club che, in quell’anno, avrebbe perso anche posizioni e investimenti a causa della sua “defezione”.

La replica

«La verità ribaltata per cavalcare una storia in cui si calpesterebbe una maternità che noi, invece, abbiamo salutato con grande gioia», così Franco Rossato, presidente del Volley Pordenone risponde a Lara Lugli. «È l’esatto opposto – spiega la società – secondo quanto era scritto nel contratto, che ci è stato proposto dalla persona che rappresentava i suoi interessi, in caso di interruzione anticipata si sarebbero attivate clausole penalizzanti per l’atleta. Di fronte alla maternità ci siamo limitati a interrompere consensualmente il rapporto, mantenendoci in costante contatto con la giocatrice anche nel doloroso momento che ha affrontato poche settimane dopo». «Ad un tratto molti mesi dopo – aggiunge il presidente – abbiamo ricevuto la comunicazione del suo legale per presunte spettanze. Solo quando ci è arrivata l’ingiunzione di pagamento ci siamo opposti e abbiamo attivato le clausole del contratto. Citare le parole del freddo atto serve a farci sembrare dei mostri, quando invece ci siamo solo difesi di fronte alla richiesta di un rimborso non dovuto. Fosse stato per noi, non avremmo mai chiesto nulla».

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