Capigruppo Pd, accordo più vicino. Lotti in pressing su Marcucci: «Dimettiti»

Il capo corrente di Base riformista, a ridosso dell’assemblea con i deputati, ha tentato un pressing sul capogruppo a Palazzo Madama per convincerlo a rassegnare le dimissioni

Alla Camera, la riunione dei deputati si è conclusa con qualche certezza in più per la segreteria di Letta. Graziano Delrio, capogruppo Pd, ha offerto le sue dimissioni: «La sfida di Enrico Letta e del Partito democratico per la parità di genere è la mia sfida. Per questo mi faccio da parte per una soluzione che porti una donna alla guida dei deputati Pd. Decideremo insieme per il bene di una grande comunità politica». La discussione proseguirà giovedì prossimo – si apprende da fonti Dem – in una nuova assemblea del gruppo alla Camera, per permettere a più deputati di esprimere la propria posizione.


Le trattative, per Letta, vanno meno bene al Senato. Il capo corrente di Base riformista, l’onorevole Luca Lotti, proprio a ridosso dell’assemblea con i deputati, ha tentato un pressing sul capogruppo a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, per convincerlo a rassegnare le dimissioni. Non c’è stato niente da fare: «Caro Enrico, ti scrivo», si legge nella lettera postata da Marcucci su Facebook, a poche ore dall’inizio dell’assemblea dei senatori Dem e dopo l’incontro con Lotti.

Nessun passo indietro di Marcucci

«Si dice che chi ha il compito di prendere delle decisioni si senta spesso solo. Io devo essere un uomo particolarmente fortunato, perché in questi tre anni ne ho prese tante ma non mi sono mai sentito solo, non l’ho mai fatto da solo. E anche questa scelta, che tu ci chiedi – scrive rivolgendosi al segretario -, la faremo come le altre, tutti insieme, rivendicando la nostra autonomia, rispettando le regole e accogliendo tutti i consigli ma rigettando anche le imposizioni strumentali».

Una posizione che non lascia intravedere un passo indietro. Base riformista, che conta circa venti senatori Pd dei 35 totali, ha un ruolo decisivo nell’elezione del capogruppo a Palazzo Madama. Avrebbe chiesto a Marcucci – uomo che non è strutturalmente integrato nella corrente – di farsi da parte nell’ottica di un accordo con la segreteria. L’opzione più plausibile sembrerebbe quella di far eleggere una rappresentante della corrente come capogruppo alla Camera, liberando così la casella del Senato.

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