Amazon diceva ai corrieri di usare le bottiglie di plastica per fare pipì. Ora lo ammette anche l’azienda, che si scusa

Il colosso americano aveva negato con un tweet a un deputato americano che i suoi dipendenti fossero spinti a non fermarsi durante le consegne per usare i bagni

Dopo le polemiche avvenute nei giorni scorsi, Amazon ha fatto un passo indietro, scusandosi con un deputato del partito democratico americano, Mark Pocan, che aveva accusato il colosso di Jeff Bezos di costringere i suoi autisti a urinare nelle bottiglie di plastica. In un tweet del 25 marzo, Pocan aveva dichiarato che Amazon non poteva definirsi un posto di lavoro progressista visto il trattamento riservato ai suoi lavoratori che, pur di far in fretta nella consegna delle merci, non possono concedersi neanche pause per urinare. Era stato il magazine Vice a pubblicare foto di bottiglie piene di urine e condividere le testimonianze di lavoratori che vista la pressione di far presto nelle consegne non si fermavano a urinare.


Dopo aver respinto seccamente le affermazioni del deputo, la società alla fine ha ammesso la sua responsabilità, osservando di non aver fornito una risposta accurata. «Sappiamo – ha ammesso Amazon in una nota postata sul suo sito – che a volte i nostri guidatori possono avere problemi nel trovare un bagno a causa del traffico o a volte perché percorrono strade in zone rurali, e questo specialmente nel periodo della pandemia quando molti bagni pubblici sono stati chiusi».

Una risposta ben differente dalla prima reazione al tweet di Pocan in cui Amazon aveva ironizzato: «Veramente crede che facciano la pipì nelle bottiglie? Se fosse così nessuno lavorerebbe per noi». Amazon ha poi aggiunto che il tweet di risposta non era stato supervisionato. «Dobbiamo attenerci a degli standard di estremamente elevati in ogni momento, e questo è particolarmente vero quando critichiamo i commenti degli altri».

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