Facebook chiude (e poi riapre) la pagina di Primato Nazionale, il giornale legato a CasaPound. E non è la prima volta

La pagina della rivista era già stata bloccata alla fine del 2019. Ma questo è solo l’ultimo episodio di una strategia di moderazione che il social network stanno portando avanti in modo sempre più netto

In meno di 24 ore Facebook ha prima chiuso e poi riaperto la pagina di Primato Nazionale, la rivista diretta da Adriano Scianca legata a CasaPound. I motivi non si conoscono: né quelli che hanno portato alla sospensione della pagina, né quelli che hanno portato al suo ripristino. Un episodio non troppo diverso da quello accaduto nell’ottobre del 2019. Al momento non c’è ancora stata una comunicazione ufficiale di Facebook su quanto accaduto, come spiega in un editoriale la redazione di Primato Nazionale:


«La pagina Facebook del Primato Nazionale, oscurata ieri senza alcun preavviso né motivazione, è di nuovo online, sempre senza alcuna comunicazione. Non conosciamo le ragioni della marcia indietro da parte del social network, ma ci fa piacere pensare che la grande mobilitazione contro questa censura abbia avuto un peso nella decisione. Resta in ogni caso più che mai attuale la battaglia per la libertà d’espressione, al di là di ogni arbitrio»

Al momento la pagina Facebook è di nuovo raggiungibile anche se rimane ancora attivo lo shadow ban, un tipo di filtro impostato dal social network che riduce le possibilità della pagina di essere vista dagli utenti. Molti gli esponenti del mondo politico che hanno concesso solidarietà alla rivista, tra cui Gianluigi Paragone, Daniele Capezzone, Vittorio Sgarbi e Claudio Borghi. E alcuni di questi hanno associato la chiusura della pagina di Facebook di Primato Nazionale a quella del canare YouTube Byoblu, particolarmente attivo nel diffondere fake news.

Byoblu chiuso perchè diceva che si poteva curare il covid, il Primato Nazionale chiuso perchè neofascista il tutto senza nessun bisogno di leggi, tribunali e sentenze. Tutto bene?

Il tweet di Claudio Borghi

Il caso della pagina Facebook di CasaPound

Facebook e CasaPound si erano già scontrati alla fine del 2019. Il 9 settembre di quell’anno il social fondato da Mark Zuckerberg aveva cancellato la pagina del movimento politico di estrema destra i cui membri si sono autoproclamati «fascisti del terzo millennio». Un blocco che però era durato solo fino al 13 dicembre, quando il Tribunale civile di Roma aveva ordinato al social di ripristinare la pagina, pagare circa 15 mila euro di spese legali e risarcire CasaPound con un rimborso pari a 800 euro per ogni giorno di inattività.

Ma all’estrema destra italiana è già capitato di dover affrontare queste dinamiche. Il ban di Primato Nazionale arriva dopo che il 5 marzo scorso Twitter aveva bloccato il profilo di Forza Nuova, quello del suo segretario Roberto Fiore e quello del vicesegretario Giuseppe Provenzale. Anche qui l’accusa era quella di aver violato le norme della community. Sempre i profili Facebook di Forza Nuova erano stati bloccati il 9 settembre 2019 insieme a quelli di CasaPound. Se però CasaPound è ora raggiungibile su Facebook, Forza Nuova è ancora oscurata.

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