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Crisanti: «Riaperture intempestive, prima bisognava creare un piano per intercettare le varianti»

Il professore di microbiologia all’Università di Padova: «Il fatto che siano stati identificati già due casi di variante indiana è un campanello d’allarme importante, perché significa che probabilmente ce ne sono molti, molti di più»

«Le riaperture sono intempestive, bisognava aspettare ancora un po’ per creare una capacità di risposta del Sistema Sanitario Nazionale perché siamo a un livello in cui la saturazione ospedaliera è facilmente raggiungibile». Ne è convinto Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, commentando le riaperture che hanno preso il via ieri, 26 aprile, ai microfoni di SkyTg24. «Con un ulteriore mese avremmo potuto far diminuire i casi di Covid, far diminuire la pressione sul sistema sanitario e creare un sistema di monitoraggio delle varianti. Solo allora avremmo aperto con più sicurezza», ha proseguito. Ma non essendo andata così, cosa succederà ora? Secondo il professore di Padova ora prenderà il via «una disperata corsa a vaccinare quante più persone possibile e sperare che nel frattempo non veniamo attaccati da varianti».


Crisanti: «L’alto numero di decessi? È dovuto alla troppa mobilità, il virus cammina con le nostre gambe»

Ma secondo Crisanti questo «non è un approccio corretto», oltre a rappresentare «un compromesso che va incontro alle giuste esigenze degli operatori». Peraltro, il numero dei decessi che si registra quotidianamente in Italia «non cala perché le misure che abbiamo preso finora non sono state sufficienti». «Se si vedono i dati di mobilità recentemente pubblicati da Google – osserva Crisanti –  si vede che l’Italia ha una mobilità interna che è tre volte quella della Germania e due volte quella della Francia». E in tal senso «è evidente che siccome il virus cammina con le nostre gambe, più ci muoviamo, più incontriamo persone, più abbiamo possibilità di trasmetterlo».  


Crisanti: «Manca un piano per tracciare e sequenziare le varianti»

Prima di procedere con le riaperture, a detta di Crisanti, sarebbe stato necessario creare è un piano complessivo, che «poteva essere programmato anche prima». Un piano in cui manca «l’infrastruttura per controllare le varianti», tra cui quella indiana che «genera cluster molto numerosi e probabilmente ha un indice di infettività alto». «La nostra capacità di monitorare le varianti – ha proseguito il professore di Padova – ha una sensibilità bassissima, il fatto che siano stati identificati già due casi di variante indiana – che secondo Crisanti rischia di rivelarsi molto trasmissibile – è un campanello d’allarme importante, perché significa che probabilmente ce ne sono molti, molti di più». Il problema, secondo Crisanti, resta dunque quello del numero di test, del tracciamento e del sequenziamento: «Se facessimo decine di migliaia di sequenze e trovassimo due casi potremmo dire che sono casi isolati, se ne analizziamo poche centinaia e ne troviamo due cambia completamente».

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