Continua la stretta sull’aborto negli Usa: l’Arizona vieta l’interruzione di gravidanza per anomalie genetiche

«La decisione del governatore Ducey di firmare la legge non è pro-vita. È contro le famiglie, contro le donne e contro i medici», ha detto il rappresentante democratico dello Stato

Il governatore dell’Arizona Doug Ducey ha firmato una legge che vieta le interruzioni di gravidanza sulla base di anomalie genetiche, come ad esempio la sindrome Down. «C’è valore in ogni vita, a prescindere dalla genetica. Continueremo a dare la priorità alla vita di coloro che non sono ancora nati – afferma Ducey -. Questa legge protegge le vite umane». Oltre al divieto di eseguire interruzioni di gravidanza, la legge prevede anche il divieto di consegna per posta di farmaci che inducono l’aborto, consente al padre o ai nonni materni di un feto abortito a causa di un problema genetico di citare in giudizio la madre, e vieta la spesa di denaro statale verso organizzazioni che forniscono cure per l’aborto. La misura richiede anche che i resti fetali vengano seppelliti o cremati e vieta alle università statali di fornire assistenza alle donne che vogliano interrompere la gravidanza.


Una legge in cima alla scala delle priorità per il gruppo Center for Arizona Policy – un insieme di lobby di stampo conservatore. Il suo presidente, Cathi Herrod, sostiene regolarmente i progetti di legge contro l’aborto. Duro colpo invece per i democratici che hanno lamentato l’azione del governo, compreso il rappresentante Diego Espinoza di Tolleson. «La decisione del governatore Ducey di firmare la legge non è pro-vita. È contro le famiglie, contro le donne e contro i medici», ha scritto Espinoza in un tweet riportato dal Guardian. «Sono deluso nel vedere l’Arizona muoversi in questa direzione, ignorando i bisogni e i desideri di medici, donne e famiglie per un programma politico estremo».

Usa e aborto

L’Arizona è solo l’ultimo caso di Stato in cui le politiche interne stanno mettendo in serio pericolo il diritto all’aborto. Nell’ultimo anno, ad esempio, 23 città del Texas hanno approvato leggi locali anti aborto. Ad aprile, il minuscolo villaggio di Hayes Center, nel Nebraska, ha fatto lo stesso. A marzo, in Arkansas è stato approvato un divieto dell’aborto quasi totale. Con la legge più dura d’America, lo stato vieta l’interruzione di gravidanza in ogni caso con l’unica eccezione del salvare la vita della donna. In linea generale, gli Stati a guida repubblicana stanno provvedendo a una stretta in questo senso.

A tutto questo si aggiunge la cosiddetta Geneva Consensus Declaration, firmata lo scorso ottobre dall’amministrazione Trump: una dichiarazione-appello rivolta agli Stati che dovrebbe promuovere il diritto delle donne alla salute, ma non riconosce loro il diritto all’aborto. «Si riafferma che non esiste diritto internazionale all’aborto né alcun obbligo internazionale da parte degli Stati a finanziare o facilitare l’aborto», è scritto nel documento.

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