Piero Pelù sul Concertone: «A me la Rai ha chiesto di non sparare troppe ‘bombe’. Fedez? Discorso ineccepibile»

Il cantante: «Quel best of di tutte le esternazioni omofobe di un partito che ancora deve 49 milioni di euro agli italiani non faceva una grinza»

Piero Pelù sta con Fedez. Frequentatore di lungo corso del Concertone, Pelù è abituato a fare parlare di sé, come quando sul palco del 1° maggio incappucciò il microfono con un preservativo per protestare contro il Vaticano. «Fedez l’ho sentito in diretta come tutti voi, quel best of di tutte le esternazioni omofobe di un partito che ancora deve 49 milioni di euro agli italiani l’ho trovato ineccepibile, non faceva una grinza», racconta il cantante al Corriere. Sul palco sabato scorso ci è salito anche lui e racconta: «Censurato no, diciamo però che la Rai mi ha chiesto di non sparare ‘bombe’ troppo grosse, che sarebbe stato un Primo Maggio delicato, di non essere troppo aggressivo insomma». Sulla vicenda di Fedez il cantante parla di un testo che sarebbe stato consegnato preventivamente dal rapper «per farlo “gobbare” dai tecnici perché potesse leggerlo meglio in diretta». Da lì sarebbe nata l’intera vicenda con l’intervento successivo della Rai. «Se è stato un trabocchetto, allora è un genio, ma io questo non lo so», conclude.


Pelù: «Nel 1997 sfumarono il nostro discorso»

Riguardo al suo storico di interventi sopra le righe, Pelù ricorda l’esibizione del 1993 e quel profilattico messo sul microfono. «Fu assolutamente estemporaneo in quel caso, avevo due preservativi in tasca che avevo preso in Belgio durante la tournée. E decisi che avrei aspettato il momento buono per dire la mia contro la Chiesa che ne sconsigliava l’uso nei tempi in cui l’Aids mieteva milioni di vittime. E il momento buono venne nel collegamento con Vincenzo Mollica». E poi quell’intervento sul palco contro Wojtyla: «Papa te non sai una s… di sesso e dintorni». Il cantante ricorda l’episodio di alcune suore violentate in Congo che non avevano avuto il diritto di abortire «come se fossero degli oggetti. Ma anche quelle frasi le pensai lì per lì». Pelù e la sua band furono banditi per quattro anni. «Ostracizzati letteralmente e mai più invitati. E di fatto quando tornammo, nel 1997, sfumarono il nostro intervento ancora prima che ci esibissimo e ho sempre pensato fosse stata una sorta di censura preventiva. E dovetti così aspettare, da solista, il 2001».

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