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Monitoraggio Gimbe, dimezzati in un mese ricoveri e terapie intensive. Ancora senza vaccino 5,6 milioni di over 60

Ridotti del 49,1% i posti letti occupati in area medica, del 45,1% quelli in terapia intensiva. Cartabellotta: «Campagna vaccinale sempre più Pfizer-dipendente»

Un trend in discesa quello segnalato dal nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe per la settimana dal 5 all’11 maggio 2021. I casi di contagio da Covid-19 diminuiscono del –19%: 63.409 rispetto ai 78.309 del report precedente. Stessa cosa sul fronte dei decessi, con una discesa del –15,4% per un totale di 1.544 nuovi morti a causa del virus. «L’ulteriore calo dei nuovi casi settimanali riflette gli ultimi effetti di 6 settimane di un’Italia tutta rosso-arancione» spiega il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, che avverte anche di una leggera risalita «dell’Rt medio calcolato sui casi sintomatici a 14 giorni, che rispetto al valore di 0,85 della scorsa settimana ha raggiunto lo 0,89». Il dato davvero incoraggiante riguarda invece il tasso di occupazione delle strutture sanitarie, un criterio importante che a breve diventerà parametro di riferimento anche per le decisioni su fasce di rischio e colori di ogni singola regione.


Dimezzati i dati sui ricoveri

Nel giro di un mese sono quasi dimezzati in Italia i numeri riguardanti le ospedalizzazioni in terapia intensiva e in area medica. Dal picco raggiunto il 6 aprile con 29.337 posti letto occupati nei reparti ordinari, si arriva oggi a 14.937 ricoveri, con una riduzione del 49,1% in 35 giorni. Al momento solo la regione Calabria supera la soglia di allerta del 40%. Per le terapie intensive la riduzione invece è stata del 45,1%: il picco del 6 aprile contava 3.743 posti letto, oggi il report ne registra 2.056. «L’allentamento ulteriore della pressione sugli ospedali è dovuto sia alla minore circolazione del virus sia ai primi effetti della elevata copertura vaccinale negli over 80», spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione.


Vaccini, il buco degli over 60

Secondo quanto calcolato dal report Gimbe, al 12 di maggio risulta consegnato solo il 36% delle dosi totali previste entro il primo semestre del 2021. «Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca» spiega Cartabellotta, «finora Johnson & Johnson ha consegnato solo “briciole” e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’Ema. In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente». Sulla copertura delle categorie di popolazione ritenute prioritarie il monitoraggio definisce il livello di somministrazione sugli over 60 del tutto insufficiente rispetto all’effettiva esigenza.

«Se solo il 9,9% degli over 80 non ha ricevuto neppure una dose, la percentuale sale al 25,9% della fascia 70-79 e al 49,6% per quella 60-69 anni». Dunque oltre 5,6 milioni di persone a rischio elevato di ospedalizzazione sono ancora completamente scoperte dalla protezione del vaccino anti Covid. «Il mancato sprint della campagna vaccinale» aggiunge Gili, «è influenzato dalla mancata somministrazione di 1.286.041 dosi di AstraZeneca, le cui scorte in frigo oscillano dal 4,7% del Molise al 46% della Sicilia. Tenendo conto che l’uso preferenziale di questo vaccino è negli over 60, è inevitabile che i rifiuti influenzino la copertura vaccinale in questa classe d’età».

«A fronte di percentuali così elevate di over 60 non ancora coperte dalla prima dose» conclude Cartabellotta, «da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno “costretto” ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRna».

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