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Marcell Jacobs dopo il record italiano sui 100 metri: «Ora ho più fiducia che una medaglia a Tokyo è possibile» – L’intervista

Cresciuto con il mito di Carl Lewis, e con un punto di riferimento come quello di Andrew Howe, l’atleta 26enne rivela a Open che ora è pronto per tentare l’impresa a Tokyo

C’erano voluti 39 anni all’atletica italiana per battere il record di Pietro Mennea sui 100 metri. Nel giro di tre anni, quel 9.99 fatto segnare nel 2018 da Filippo Tortu, è stato abbassato di altri 4 decimi di secondo. Con 9.95, il 13 maggio Marcell Jacobs il nuovo primatista italiano sui 100 metri. Il già campione europeo indoor nei 60 metri, sfruttando un +1.5 di vento a favore, ha raggiunto una prestazione a cui mirava da tempo. Nato a El Paso, in Texas, da padre statunitense, e madre italiana, di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, Jacobs aveva iniziato il 2021 con un piede sull’acceleratore, e «riuscire a correre sotto i 10 secondi non era un’aspettativa, ma un obiettivo», dichiara il 26enne a Open.


Il 13 maggio, Jacobs, svela, non si aspettava di abbattere il muro dei 10 secondi già durante il memoriale Ottalia a Savona. Ma le prestazioni all’Europeo, con il primo posto, e la frazione più veloce corsa durante il mondiale di staffetta, lo avevano già proiettato questo risultato. Velocista più per obbligo, che per volontà, Jacobs è arrivato all’atletica quasi per caso. «Facevo basket e nuoto. Poi ho iniziato a giocare a calcio, ma non essendo molto abile con il pallone il mio allenatore mi disse: “Corri veloce, perché non vieni a fare atletica”?». A 10 anni Jacobs si appassiona così all’atletica leggera.


«Facevo tutte le specialità, ma dai 15 anni in poi mi sono dedicato al salto in lungo perché avevo visto era dove avevo più risultati». Come uno dei suoi idoli, Carl Lewis, di cui da bambino aveva una pagina di giornale appesa in camera, Jacobs si dedica anche a qualche gara di velocità, ma «non faceva per me», racconta. Gli anni della sua adolescenza, sono anche gli anni di Andrew Howe, e del suo argento nel salto in lungo ai mondiali di Osaka. «Era uno dei miei punti di riferimento. E uno degli atleti che più mi ha ispirato», racconta. Ma poi qualcosa va storto. Un infortunio lo costringe ad abbandonare il salto in lungo. «Non so sia stata una fortuna o una sfortuna, ma questi problemi mi hanno costretto a concentrarmi solo sulla velocità. Qualche gara sui 100 l’avevo fatta, ma non avevo mai pensato di focalizzarmi solo su quella specialità».

E ora in quella specialità, arrivata quasi per caso, concentrerà tutti i suoi sforzi in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo. «L’obiettivo principale di quest’anno è correre una finale olimpica. Giocherò tutte le carte che ho, perché nei 100 metri può succedere di tutto», dice Jacobs. «Quest’anno non c’è un vero favorito numero uno, e se si corre sui 9.90 potrebbe arrivare anche una medaglia». All’appuntamento olimpico mancano però ancora due mesi, e «ci sarà ancora un bel percorso da fare per arrivare fino a Tokyo. Però correre oggi 9.95 mi dà molta fiducia».

Un’olimpiade, quella di Tokyo, che arriva con un anno di ritardo dopo lo stop del 2020 imposto dalla pandemia. «Per me è stato in realtà un vantaggio – rivela Jacobs – perché ho avuto la possibilità di curare tanti dettagli e tante cose che l’anno scorso non avevo, ho creato un team intorno a me che mi ha portato a essere quello che sono oggi». In Giappone, a provare a giocarsi una medaglia nei cento metri ci sarà anche l’altro azzurro, e ormai ex primatista italiano, Filippo Tortu.

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