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Ludopatia di governo? Il Cashback ha stravolto la vita di Marco, tra spese frazionate e rifornimenti a un euro: «Non penso ad altro»

Un euro di benzina? Roba da film, se non fosse che, per ogni transazione, aumenta la possibilità di vincere i 1.500 euro messi a disposizione dallo Stato. E anche i viaggi in autostrada si trasformano: «Stacco il telepass e esco e rientro a ogni casello». La psicologa: «Ci sono alcune affinità con la ludopatia»

«Non è possibile, sono sceso sotto il 90millesimo posto». Ogni giorno, al risveglio, Marco accende il cellulare. Prima che il governo Conte II introducesse il cashback di Stato, scrollava le mail, qualche story su Instagram, e poi si alzava per fare colazione. Da gennaio, invece, l’ordine di priorità mattutine è cambiato. Marco apre l’app Io – quella della pubblica amministrazione – e controlla a che posto si trova nella classifica dei cittadini che hanno effettuato più transazioni nel primo semestre del 2021. Qualcosa, da maggio, non gli torna. E allora fa sempre un passaggio sul suo internet banking per controllare se il numero di pagamenti elettronici del giorno precedente è stato sufficiente per restare nella scia degli altri 100mila italiani con la carta di credito più consumata dell’anno.


Marco spera di riuscire a reggere il ritmo di transazioni con carta per vincere, il 30 giugno, i 1500 euro previsti. Da qualche settimana, però, l’iniziativa del governo nata per incentivare i pagamenti tracciabili si è trasformata in una corsa a chi fa più transazioni: rifornimenti di un euro di benzina, un caffè dopo l’altro e spese al supermercato frazionate. «Anch’io cerco di fermarmi nelle stazioni di servizio che incontro per mettere un euro di benzina nel serbatoio dell’auto», racconta Marco. «Al supermercato compro il necessario per la giornata, così all’indomani sono costretto a tornarci per prendere altro. Magari se c’è un negozio di casalinghi vicino al supermercato, vado lì a comprare lo scottex, così ho la doppia transazione».


«Nel weekend, quando ho più tempo libero, divido la spesa in diverse parti: compro la verdura, pago, vado a lasciarla in auto, poi rientro nel supermercato, altra fila in cassa, pago la carne ed esco per posarla nel bagagliaio, e così per le bevande, altro giro». Questo, insieme ai caffè offerti ai colleghi, oggetti per la casa, una birra al bar d’asporto, ogni sera, prima del coprifuoco, bastava. «Dopo Whatsapp, nel report dell’iPhone, il maggior tempo di utilizzo è dedicato all’app Io». Da inizio maggio, Marco vive la preoccupazione che tutti i suoi sforzi si siano rivelati inutili. «C’è qualcosa che non va nel sistema – e controlla spasmodicamente l’app -, faccio lo stesso numero di transazioni, quattro, cinque al giorno almeno. Eppure, dalla 70millesima posizione, sono sceso poco sotto i 90mila. Come è possibile?».

Lo stravolgimento delle abitudini

Da gennaio a oggi, Marco ha totalizzato quasi 500 transazioni, con una media giornaliera costante. Il punto è che, avvicinandosi il super cashback alla scadenza, chi è tra i 100mila consumatori che hanno strisciato più volte la propria carta sta aumentando la quantità di pagamenti per consolidare la posizione in classifica. «Il meccanismo su cui si basa il cashback non ha senso – ammette Marco -. Dovrebbero essere squalificati i furbetti che fanno dieci transazioni al benzinaio in un’ora. Ho visto con i miei occhi una persona erogare tre centesimi di benzina. Tre centesimi». Si lamenta quasi non realizzando che anche la sua strategia è simile. Racconta della serata in birreria passata con quattro amici per vedere la finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus.

Marco, dopo il fischio finale, raccoglie le quote in contanti di tre membri della comitiva: va lui in cassa e paga le ordinazioni, facendosi emettere quattro scontrini diversi. Ricorda di essersi anche arrabbiato con il quarto amico, che si era alzato prima di lui per pagare: «È uno str**zo perché sapeva che sto scendendo nella classifica di Io app». Marco non nasconde che sta vivendo con ansia quest’ultimo mese e mezzo di super cashback perché «tutti gli sforzi potrebbero andare a quel paese se non aumenta la media giornaliera delle transazioni». Si ferma un attimo e riflette ad alta voce su come la sua vita sia cambiata da quando è iniziata la corsa ai 1.500 euro. «Tutte le spese per la casa le faccio io. Ho fatto scaricare a Cinzia – la sua fidanzata – un app per dividere i costi domestici. A fine mese l’app splitta l’importo totale e lei mi ridà la metà delle uscite».

Non solo. Marco ha accumulato un plico di buoni pasto, che riceve a lavoro, inutilizzati: «Non ha senso spenderli adesso, visto che devo fare più transazioni possibili con carta. Tanto la loro scadenza è a dicembre, da luglio inizierò a usarli». Gli aneddoti legati alla sua dipendenza da cashback, anche se lui non la considera tale, sono numerosi. Dalle litigate con i baristi della sua città natale, un piccolo comune emiliano, che si rifiutano di accettare le microtransazioni, a quella volta che si è ritrovato con un centinaio di rotoli di carta igienica in casa perché, con il pretesto che prima o poi sarebbero stati utilizzati, ne acquistava un pacco ogni volta che passava davanti al negozio di casalinghi.

«Ho speso il tempo spendendo»

«A Milano, per fortuna, anche per le chewingum al tabaccaio accettano la carta. Da questo punto di vista, sono avvantaggiato rispetto ai miei amici che sono rimasti nella provincia, dove i commercianti rifiutano transizioni elettroniche per importi minimi». Poi, si sofferma sulla motivazione per la quale è nato il cashback, ovvero contrastare l’evasione fiscale, e fa un ragionamento sugli effetti che ha avuto su di lui: «Ad essere sincero, io prima utilizzavo i contanti al massimo quando c’era da pagare il calcetto e bisognava dividere la somma con gli amici. Per il resto, sempre la carta. Non è cambiato nulla da questo punto di vista, semplicemente il cashback mi incentiva a spendere più spesso, ma non è che prima pagassi qualcuno o qualcosa in nero». Tra qualche giorno Marco tornerà nella sua città d’origine viaggiando in autostrada. Ha già trovato una tattica per recuperare il terreno perduto sui suoi competitor del cashback: «Stacco il telepass ed esco e rientro a ogni casello per tutti i duecento chilometri di autostrada. Così non spendo di più, ma accumulo decine di transazioni».

«Adesso che mi ritrovo alla fine di questa gara con 90mila persone che strisciano la carta più volte al giorno di me, superando la dozzina di transazioni quotidiane, mi rendo conto che tutto questo sistema mi ha reso più consumista. Ma la cosa che mi dispiace particolarmente è che, per guadagnare 1.500 euro – l’equivalente di un stipendio medio mensile -, ho investito davvero un sacco di tempo. Tempo speso spendendo». Marco ha già deciso che non parteciperà alla seconda edizione del super cashback – quella che dovrebbe durare da luglio a dicembre – e che spera di riuscire a frenare l’abitudine all’acquisto spasmodico. «Non formulerei una diagnosi da gioco d’azzardo – spiega Maria Alessia Monteleone, psicologa clinica -. Sicuramente, leggendo la storia di Marco, noto una modifica delle sue abitudini e i suoi nuovi comportamenti causano una riduzione della qualità della vita. Questo è uno dei parametri per l’attribuzione di una psicopatologia».

Monteleone: «Pensieri ossessivi per fare più transazioni»

La cosa rilevante che fa notare lo stesso Marco è che fino ad aprile la media di transazioni dei primi 100mila non superava la quota di cinque. Da maggio, poi, la media di transazioni per restare in partita è schizzata e lui la spiega così: «Secondo me quelli che sono rimasti in gioco si stanno facendo prendere dalla frenesia e stanno adottando tattiche di frazionamento di spesa esasperato. Altrimenti, con abitudini normali, non è possibile stare dentro i 100mila». Per Monteleone «è come se il ragazzo fosse condizionato da pensieri quasi ossessivi che lo portano a fare più transazioni. La sua giornata, nello specifico ogni volta che apre l’app, quando pensa a come frazionare la spesa, è influenzata dall’obbiettivo di fare più transazioni di altri 100mila italiani», dichiara. La psicologa sottolinea, poi, come il Covid possa aver destabilizzato alcuni individui, comportando una caduta delle certezze e spingendo le persone a cercare appigli non più dentro se stesse o nei propri principi, «ma magari affidando le proprie possibilità a qualcosa di esterno come può essere una lotteria o il cashback. Chi ha un locus of control esterno tende a sbilanciare la sua vita verso una dimensione esterna al proprio io: se Marco non dovesse vincere il super cashback scoprirebbe di aver perso mesi in azioni inutili, proprio perché non è qualcosa su cui lui ha il controllo pieno».

«Il tempo di Marco è stato assorbito da attività su cui non ha il pieno controllo»

Marco, per la psicologa, starebbe facendo un investimento non verso se stesso, ma su una probabilità che non dipende totalmente da lui. «Ciò può portare a una dispercezione delle proprie capacità». Con l’avvicinarsi della scadenza del concorso, Monteleone spiega che le persone coinvolte in questa particolare classifica potrebbero «entrare ancor di più nel circolo vizioso, pensando: “Sono arrivato fin qui, ho perso tutto questo tempo, adesso devo spingere ancora di più”». La psicologa ribadisce che, nel caso di Marco, ci sono diversi elementi che non lo fanno rientrare tra i casi di ludopatia pura: «Non ha messo in pericolo il suo lavoro e il rapporto con gli altri, non ha bisogno di quantità crescenti di denaro per ottenere eccitazione visto che l’importante per lui non è la quantità economica, ma il numero di transazioni». Eppure rintraccia dei comportamenti quasi ossessivi in Marco per cercare di aver un controllo illusorio sulla situazione.

«Ma è un controllo fallimentare dal punto di vista psicologico – chiarisce -. Il controllo compulsivo della classifica lo porta a rincarare la quantità di transazioni. Inoltre, la perdita di tempo del frazionare la spesa si accumula all’ulteriore perdita di tempo del monitoraggio dell’app». Tempo che Marco potrebbe dedicare a se stesso, alle sue passioni, ai rapporti interpersonali. «Però – conclude Monteleone -, non voglio demonizzare chi prova a fare questi tentativi, ma sicuramente va posto un limite tra ciò che posso controllare nella vita e ciò che dipende da probabilità esterne. Perché, se non prevale il primo aspetto, si va a compromettere la qualità della vita lasciando che il tempo venga assorbito da attività su cui non avremo mai il controllo. Marco non mi sembra un soggetto ludopatico, però ci sono alcune affinità con chi ha questo tipo di problematica. Lo racconta lui stesso: è in ansia perché teme di perdere questa gara. Potrebbe anche avere momenti di irritabilità dovuta all’andamento del super cashback, e questo è tipico della ludopatia. Poi, ripeto, non condanno questa misura del governo, ma bisognerebbe parteciparvi non alterando le proprie abitudini». Cosa che, invece, Marco e buona parte di altri 100mila cittadini hanno fatto.

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