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Onu, il consiglio dei diritti umani apre un’inchiesta sull’offensiva di Israele a Gaza. L’ira di Netanyahu: «È vergognoso, nulla su Hamas?»

27 Maggio 2021 - 21:30 Felice Florio
epa09216297 Smoke rise after an Israeli airstrike, in eastern Gaza, 20 May 2021. In response to days of violent confrontations between Israeli security forces and Palestinians in Jerusalem, various Palestinian militant factions in Gaza launched rocket attacks since 10 May that killed at least 12 Israelis to date. The Palestinian health ministry said that at least 232 Palestinians, including 61 children, were killed in the retaliatory Israeli airstrikes. After 11 days of fighting and starting at two a.m. local time on 21 May, a ceasefire will come into effect between Israel and militants in Gaza strip under an Egyptian initiative for an unconditional ceasefire.  EPA/MOHAMMED SABER
Per il ministro degli Esteri israeliano, «ogni risoluzione che manca di condannare il lancio di oltre 4.300 razzi da un'organizzazione terroristica su civili israeliani o anche di menzionare Hamas non è che un fallimento morale»
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Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha deciso di lanciare un’inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani commesse nei territori palestinesi occupati e in Israele nelle ultime settimane, così come sulle «cause profonde» delle tensioni. Nella riunione straordinaria l’esito è stato tutt’altro che favorevole per Israele: i recenti attacchi sulla Striscia di Gaza potrebbero essere considerati «crimini di guerra», ha detto Michelle Bachelet, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani. Il consiglio, perciò, ha approvato una risoluzione che dà il via a un’inchiesta internazionale. Ventiquattro i voti favorevoli, nove i contrari e 14 le astensioni. Nel corso della riunione, Bachelet ha detto di aspettarsi che Israele produca delle prove per dimostrare che gli edifici civili bombardati a Gaza fossero utilizzati da Hamas per scopi militari.

«Sebbene, secondo quanto riferito, prendessero di mira membri di gruppi armati e le loro infrastrutture militari – ha aggiunto durante l’incontro a Ginevra – gli attacchi israeliani hanno provocato un ingente numero di morti e feriti tra civili». A Gaza, che da 14 anni è definita dall’Onu come «la più grande prigione a cielo aperto del mondo», sono morte dal 10 maggio scorso 253 persone, di cui 66 bambini. I feriti sono circa 1.900. Sono invece 12, tra cui tre lavoratori stranieri e due bambini, le persone uccise dai razzi lanciati da Hamas e da altri gruppi armati di Gaza sul territorio israeliano.

Bachelet ha parlato anche di una possibile sproporzione tra i lanci di missili da Gaza e i bombardamenti israeliani. «Non c’è dubbio che Israele ha il diritto di difendere i suoi cittadini e residenti – ha concluso -. Tuttavia, anche i palestinesi hanno dei diritti. Gli stessi diritti». Dura la risposta arrivata all’Onu dal ministero degli Esteri israeliano. «Respingiamo completamente la risoluzione adottata oggi dal consiglio dei diritti umani dell’Onu: una istituzione con una maggioranza anti-israeliana, guidata dall’ipocrisia e dall’assurdo – si legge nella nota ufficiale -. Ogni risoluzione che manca di condannare il lancio di oltre 4.300 razzi da un’organizzazione terroristica su civili israeliani o anche di menzionare Hamas, non è che un fallimento morale, una macchia sulla comunità internazionale e sull’Onu».

Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha parlato di «decisione vergognosa che è un altro esempio dell’aperta ossessione anti-Israele del consiglio dei diritti umani dell’Onu. Ancora una volta, un’immorale automatica maggioranza in consiglio sbianca un’organizzazione genocidaria terroristica che deliberatamente colpisce obiettivi civili israeliani mentre converte i civili di Gaza in scudi umani». Il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese, Riyāḍ al-Mālikī, ha incalzato poi la comunità internazionale: «Non ci può essere pace senza la fine dell’occupazione israeliana».

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