Super League, il presidente della Juve Agnelli cerca il confronto con l’Uefa: «Non è stato un colpo di Stato, ma un grido di allarme»

Durante la conferenza stampa di addio a Fabio Paratici, il presidente bianconero ha spiegato i motivi che hanno spinto i maggiori club d’Europa a fondare una nuova competizione

A quasi due mesi dall’annuncio che ha messo sottosopra il calcio europeo, continua a tenere banco la questione della Super League. Nonostante l’abbandono di nove dei club fondatori, Juventus, Real Madrid e Barcellona hanno portato la vicenda in tribunale. Sarà infatti la Corte di giustizia europea a valutare se le azioni e le minacce, intraprese da Uefa e Fifa nei confronti dei tre club fondatori, sono legittime e non costituiscono un abuso di posizione dominante. «Per molti anni ho cercato di cambiare competizioni europee dall’interno, i segnali di crisi erano evidenti già prima del Covid: la Super League non è stato un tentativo di colpo di stato, ma un grido di allarme», ha commentato oggi il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, durante la conferenza stampa di saluto al responsabile dell’area tecnica della Juve, Fabio Paratici.


«Il modello è da cambiare e desideriamo aprire un dialogo con l’Uefa, si deve trovare una sintesi per tutti quanti – aggiunge Agnelli – e ora non intenderei rispondere ad altre domande sul tema». Commentando poi l’addio di Paratici, che secondo le ultime indiscrezioni potrebbe finire al Tottenham, Agnelli ha parlato di un vincente. «Ha guidato la Juve in uno dei momenti più difficili nella storia del calcio: abbiamo giocato in un clima surreale, in queste due stagioni non c’è stato nulla di normale», ha dichiarato il presidente bianconero. «Ringrazio Pirlo e il suo staff tutto: se fallimento vuol dire due trofei e una qualificazione in Champions – ha concluso – siamo disponibili a sbagliare un anno».


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