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L’abbraccio tra Salvini e Berlusconi, la freddezza di Giorgia Meloni (e Gelmini): cosa sta succedendo nel centrodestra con la “federazione”

Salvini ha raccolto l’ok dal cavaliere in un colloquio telefonico. La mossa servirebbe ad arginare l’avanzata di Fratelli d’Italia, che si smarca dall’ipotesi federativa: «Non ci riguarda». Il leghista, però, tira dritto: «Vediamoci in settimana»

Che Matteo Salvini stesse elaborando una strategia per non essere scalzato da Giorgia Meloni nel ruolo di leader del centrodestra italiano era cosa nota. Forza Italia, poi, il cui consenso è ormai dilapidato e che deve far fronte alle fughe in avanti nell’alveo dei moderati di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, ha bisogno di essere trainata dal Carroccio, anche in vista delle prossime amministrative. Un intreccio di opportunità elettorali sottostanno alla base dell’assenso di Silvio Berlusconi a far confluire la sua creatura politica in una federazione il cui azionista di maggioranza sarebbe la Lega.


Salvini, in un colloquio telefonico, ha raccolto il sì del cavaliere. Poi, in una riunione con i dirigenti forzisti, collegato da Arcore su Zoom, l’ex premier con l’ambizione del Quirinale ha informato i suoi del progetto di unione. «È una proposta da valutare con grande attenzione», ha detto ieri, 4 giugno. Non c’è stata, nei suoi confronti, la riverenza di un tempo: «È un’annessione che rischia di avvicinare il funerale di Forza Italia», ha risposto Mariastella Gelmini. «Altri 50 parlamentari rischiano di andare via», ha rincarato Mara Carfagna. Le due ministre forziste sono i volti della corrente anti-leghista del partito.


Anna Maria Bernini, Giorgio Mulé, Alessandro Cattaneo e Antonio Tajani, invece, sono gli esponenti di spicco che hanno accolto con favore l’ipotesi federativa. Peraltro, la proposta non ha stupito nessuno dei big del partito: già nel primo incontro dopo la fiducia al governo Draghi, Salvini aveva parlato a Berlusconi dell’idea di federarsi. Il leader di Forza Italia, dopo mesi di cautela, ieri ha usato con i suoi dirigenti la locuzione «partito unico». In risposta, una pattuglia di parlamentari dell’asse liberal-moderata gli ha fatto sapere che è disposta a dar battaglia pur di non «morire leghista».

La strategia di Salvini

Tutti i sondaggi e le proiezioni verso i prossimi appuntamenti elettorali individuano in Fratelli d’Italia il traino della coalizione di centrodestra. Un ruolo che appena due anni fa, quando si tennero le elezioni per l’europarlamento, spettava alla Lega de-nordizzata di Salvini. Unirsi ai moderati forzisti comporta dei rischi, ma il predellino 2.0 pare l’unica strada percorribile per una Lega di governo che ha lasciato i toni spigolosi dell’opposizione a Meloni e che ha bisogno di riscoprirsi, anche in Europa, più vicina ai popolari che ai conservatori. Salvini, della nuova federazione, sarebbe il segretario – a Berlusconi, invece, la casella di presidenze – e se il risultato delle elezioni fosse davvero la somma esatta dei consensi, potrebbe essere la chance più concreta, per lui, per conquistare Palazzo Chigi.

Il sogno del Quirinale

Al cavaliere, di presiedere la federazione, importa il giusto. Piuttosto, e nemmeno questo è un segreto, il sogno di Berlusconi è di coronare la sua carriera politica succedendo a Sergio Mattarella. Quando si voterà per il 13esimo presidente della Repubblica, Berlusconi avrà 85 anni e mezzo: se il suo desiderio più profondo si realizzerà, è possibile che si ritiri prima di completare il settennato. Per essere eletto, tuttavia, sembrerebbe disposto persino a sacrificare la sua creatura politica: in cambio della dissoluzione di Forza Italia, l’ex premier punta a garantirsi il sostegno della Lega nella corsa al Quirinale. Se tutto il centrodestra – incluso Fratelli d’Italia – dovesse sostenerlo, a Berlusconi basterebbero una cinquantina di voti per realizzare il suo sogno.

La freddezza di Meloni

La presidente di Fratelli d’Italia è consapevole che il suo alleato Salvini sta cercando di ostacolare la sua ascesa. Non ha tentennato neppure un secondo sulla suggestione della federazione: «Non credo alle fusioni a freddo». Meloni, poi, ha mitigato la stroncatura: «Se fanno questa operazione non potrò che guardarla con rispetto», ma ci ha pensato Ignazio La Russa a spegnere ogni germe di coinvolgimento di Fratelli d’Italia. «Per quanto riguarda le fusioni, noi abbiamo avuto una esperienza non felicissima, quella del Pdl, finita con una frattura. Siamo un po’ già vaccinati», ha chiosato il senatore. Ma Salvini va avanti con la sua strategia, rischiando di incrinare ulteriormente il rapporto con Fratelli d’Italia e i tavoli per decidere i candidati alle amministrative: «Vediamoci in settimana», ha detto ai gruppi del centrodestra al governo, «le premesse – per la federazione – sono ottime».

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