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Dopo 20 anni l’Italia lascia l’Afghanistan: inizia oggi a Herat il ritiro delle truppe italiane

Dall’inizio della guerra, sono state circa 240mila le persone rimaste uccise. Ad aprile Di Maio aveva dichiarato: «Non abbandoneremo mai il popolo afgano»

Nell’antica città di Herat, l’Italia inizierà il ritiro delle sue truppe dall’Afghanistan. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, arrivato da poco a Camp Arena, partecipa insieme ai militari alla cerimonia dell’ammaina bandiera. Alla fine della cerimonia, la base italiana sarà consegnata alle forze di sicurezza locali. Vent’anni dopo gli attacchi dell’11 settembre, e l’invasione statunitense del Paese, l’Italia comincerà oggi il ritiro formale dei suoi 895 militari.


Il contingente italiano, a cui era stato affidato il quadrante di Herat, nel nord-ovest dell’Afghanistan, ai confini con l’Iran, ha perso dall’inizio della guerra 52 uomini. E ha toccato il punto più alto del suo coinvolgimento nel 2011 quando ha fornito alla missione Nato dell’Isaf (International Security Assistance Force) 4.250 militari. Quello italiano è oggi il terzo contingente più numeroso dopo quello americano e tedesco. «Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni», ha commentato Guerini.


Le vittime

La decisione sul ritiro italiano segue quella presa dal presidente americano Joe Biden, quando ad aprile ha annunciato il ritiro completo delle truppe statunitense entro la data simbolica dell’attentato alle Torri Gemelle. Proprio il prossimo 11 settembre saranno 20 anni dall’attacco a Ground Zero e dall’inizio dell’invasione statunitense e della guerra più lunga mai combattuta da Washington. Una guerra, quella contro i Talebani, che è costata solo agli Stati Uniti oltre mille miliardi dollari, e che ha fatto 241mila vittime. Di queste, 71.344 sono civili. Sono invece stati 3.586 i militari statunitensi e delle truppe alleate ad aver perso la vita.

Il costo della missione italiana

Per l’Italia, il costo della guerra in Afghanistan è stato di oltre 8.4 miliardi di euro. Un costo che, secondo le ultime stime, è destinato a crescere per sostenere il ritiro delle truppe, arrivando cosi a toccare quota 8.5 miliardi. Così come gli Stati Uniti che hanno dichiarato di non vedere più l’Afghanistan prioritario per la loro politica estera, anche il contingente italiano sembra sarà dirottato verso l’Africa e l’Iraq. Circa 30 militari sono già stati inviati in Mali, mentre il Comitato politico e di sicurezza dell’Ue  , ha nominato la viceministra degli Esteri, Emanuela Del Re, rappresentante speciale per l’Ue in Sahel. Per l’Italia l’obiettivo strategico rimane quello del Mediterraneo allargato. Ma oltre alla stabilizzazione della Libia, l’Italia continua a guardare al Medio Oriente dove si è candidata per comandare la missione speciale in Iraq, una volta che gli Stati Uniti il prossimo anno diminuiranno la loro presenza. Al contingente italiano potrebbero servire 500 truppe ulteriori per le operazioni contro lo Stato Islamico. Al momento, l’Italia è già a capo di due missioni internazionali: quella Kfor Nato in Kosovo e la missione Unifil dell’Onu in Libano.

Il futuro dell’Afghanistan

Il 14 maggio, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, aveva chiarito che l’Italia non avrebbe «mai abbandonato il popolo afgano». Anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, alla fine del 2020, aveva ribadito l’impegno italiano nel Paese e parlato di un ritiro condizionato al raggiungimento della sicurezza nel paese. Sicurezza che a partire dell’annuncio statunitense ha visto un riaccendersi degli scontri, sempre più frequenti, tra i Talebani e le truppe locali. Solo lunedì, alti funzionari del governo hanno dichiarato che almeno 150 soldati afgani sono stati uccisi o feriti in un’ondata di attacchi da parte di talebani nelle 24 ore precedenti. La paura dei civili è di sprofondare in una nuova sanguinosa guerra, mentre negli ultimi mesi sono aumentati anche gli attentati terroristici. A maggio una bomba è esplosa in una scuola femminile, facendo più di 80 vittime.

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