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Le braccia ad X della lanciatrice del peso in solidarietà con la comunità LGBTQ+: ora rischia sanzioni

La lanciatrice del peso statunitense è un’attiva sostenitrice dei diritti civili. Ha detto di voler rappresentare «le persone in tutto il mondo che stanno combattendo e non hanno un palcoscenico per parlare da sé»

La lanciatrice del peso statunitense Raven Saunders rischia un’azione disciplinare e una sanzione per la protesta messa in scena sul podio olimpico di Tokyo 2020. La venticinquenne atleta afroamericana ha incrociato le braccia a “X” durante la cerimonia di premiazione di domenica allo Stadio Olimpico dopo aver vinto la medaglia argento davanti alla fuoriclasse neozelandese Valerie Adams (bronzo) e dietro alla cinese Gong Lijiao (oro). Saunders, attiva sostenitrice dei diritti LGBTQ+, ha affermato di aver compiuto il suo gesto «in solidarietà con gli oppressi» e di voler rappresentare «le persone in tutto il mondo che stanno combattendo e non hanno un palcoscenico per parlare da sé».


Raven Saunders: il gesto proibito a Tokyo 2020

La manifestazione di Saunders è la prima da quando sono state introdotte le nuove regole del Comitato Olimpico Internazionale che vietano proteste di qualsiasi tipo sul podio: sono possibili solo quelle prima della competizione. Le nuove linee guida affermano che le conseguenze disciplinari per le proteste saranno «proporzionate al livello di interruzione e al grado in cui l’infrazione non è compatibile con i valori olimpici». Saunders aveva già fatto parlare di sé perché aveva indossato una mascherina con un disegno di Jocker durante le qualificazioni.


Durante il riscaldamento prima della finale si era poi esibita in un accenno di twerking: lo spezzone era diventato molto popolare su Twitter. Ma soprattutto, l’atleta di Charleston, figlia di una ragazza madre, che ha alle proprie spalle una lunga storia di depressione e pensieri di suicidio e diventata nel frattempo testimonial della ”National Suicide Prevention Lifeline”, aveva espresso la propria solidarietà a Simone Biles: «Sono fiera di lei per aver avuto il coraggio di dire che le serviva tempo per se stessa. Se sei sottoposta a un certo tipo di pressione, è dieci volte più difficile diventare, o rimanere, un atleta di alto livello».

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