Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Com’è andata davvero la trattativa (senza precedenti) per l’oro di Tamberi e Barshim – Il video

«Possiamo avere due ori?». Inizia così la trattativa per lo spareggio dietro l’oro conquistato ex aequo nel salto con l’alto ai Giochi di Tokyo 2020 dall’azzurro Gianmarco Tamberi e dal qatariota Mutaz Essa Barshim. L’episodio, già nominato come “l’oro dell’amicizia”, non ha eguali nella storia delle Olimpiadi e rappresenta di certo la comunanza tra i destini dei due atleti, uniti dagli infortuni che gli hanno impedito di competere all’edizione precedente della manifestazione, nel 2016 a Rio de Janeiro.


I destini incrociati di Tamberi e Barshim

Oltre la condivisione c’è anche un rapporto di amicizia tra colleghi. I due atleti, infatti, si sono conosciuti nelle rassegne internazionali degli ultimi anni e proprio la sera prima della finale, giocando alla Playstation insieme, la coppia di saltatori aveva iniziato a fantasticare sulle possibilità di giocarsi un titolo uno contro l’altro. «No dai, e chi ci crede?», avrebbe detto Tamberi. La stima tra i due si riconosce anche nelle dichiarazioni fatte dal saltatore marchigiano a ridosso della vittoria. «Lui è un grande amico, non ho mai nascosto che forse è il saltatore in alto più forte di tutti i tempi», ha detto l’italiano. «Ha dimostrato in passato di valere delle misure stratosferiche ed è l’unico atleta insieme a me di questa finale che è passato attraverso un infortunio terribile. Siamo grandi amici, in questi anni ci siamo detti un sacco di volte: “Ti immagini cosa potrebbe essere salire insieme sul gradino più alto del podio”. Ed è successo».


«Conoscete le regole?»

A 2 metri e 39 falliti da entrambi, il giudice di gara si è avvicinato agli atleti spiegandogli che, anche per ragioni legate all’inizio imminente della finale dei 100 metri maschili dominata dall’azzurro Marcell Jacobs, la loro sfida poteva concludersi con due scenari: vince chi supera un’altezza inferiore a quella già saltata od optare per l’assegnazione in condivisione. «Quando il giudice ci ha chiesto se sapessimo il regolamento e cosa fare, ci siamo guardati in faccia e poi ci siamo abbracciati», ha raccontato il campione olimpico azzurro. «La gioia più grande della vita: non potevamo togliere l’uno all’altro la gioia più grande della vita». Neanche noi.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: