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Nel telefono di Laila El Harim le foto del macchinario inceppato che poi l’ha uccisa: «Sapevano tutti, se ne lamentava sempre»

Sul funzionamento della fustellatrice è al lavoro la Procura di Modena che sulla morte della 40enne ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

Le immagini della fustellatrice malfunzionante le aveva scattate lei stessa. Sul telefonino di Laila El Harim, l’operaia di 40 anni morta martedì mattina in un’azienda Modenese dopo essere rimasta intrappolata in un macchinario, gli inquirenti hanno trovato foto della fustellatrice che non funzionava bene. Del macchinario «se ne lamentava spesso», racconta il compagno Manuele Altiero a Repubblica Bologna: «Diceva che la fustellatrice si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti». El Harim, riferisce Altiero anche alla Gazzetta di Modena, annotava alcune considerazioni sulla giornata lavorativa su un diario. «Un giorno sì e uno no – dice l’uomo a proposito della fustellatrice – raccontava che doveva venire un elettricista per metterla a posto».


Sul funzionamento del macchinario e la dinamica dei fatti è al lavoro la Procura di Modena che sulla morte di Laila El Harim ha aperto un fascicolo per omicidio colposo nel quale è indagato al momento il legale rappresentante dell’azienda, la Bombonette di Camposanto. «Non possiamo continuare con questo bollettino di guerra quotidiano che insanguina i luoghi di lavoro», ha commentato oggi il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, in un intervento su Avvenire. «La pandemia – dice – si è rivelata un alibi per molte aziende che hanno ulteriormente frenato quel poco di impegni e di investimenti sulla sicurezza, anteponendo la logica del profitto alla centralità della vita umana».


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