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Tokyo 2020, il bronzo Artur Naifonov era tra gli ostaggi della scuola di Beslan. La madre rimase uccisa

Il bronzo nella lotta libera maschile 86 kg aveva appena sette anni quando i 23 terroristi fecero strage nella sua scuola, uccidendo più di 300 persone, di cui 186 bambini. La madre tentò di salvarlo pagando con la vita

Arriva dal podio della lotta libera maschile 86 kg un’altra delle storie più belle di Tokyo 2020. L’atleta russo Artur Naifonov, vincitore della medaglia di bronzo nella finale disputata il 6 agosto, ha solo 24 anni e nel 2004 è stato uno degli oltre 700 bambini tenuti in ostaggio durante l’assedio della scuola di Beslan. Si tratta del massacro avvenuto tra il 1° e il 3 settembre di quell’anno, quando nella cittadina dell’Ossezia del Nord, repubblica autonoma della federazione russa da cui Naifonov proveniva, un gruppo di 32 terroristi, fondamentalisti islamici e separatisti ceceni, occupò l’edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Due giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, ebbe inizio una strage che causò la morte di più di 300 persone, fra cui 186 bambini. I feriti furono oltre 700. Naifonov allora aveva solo 7 anni, riuscì a sopravvivere alla strage grazie alla madre, che però rimase uccisa nel tentativo di salvarlo. Un passato tragico che non ha fermato il 24enne, salito poche ore fa su uno dei podi più importanti della sua vita e carriera sportiva.


Oro per il suo compagno di classe: «Quel giorno non andai a scuola»

La storia nella storia arriva dall’atleta e collega di Naifonov, Zaurbek Sidakov, vincitore di un’oro nella lotta libera maschile 74 kg: nel 2004 era compagno di classe di Artur a Beslan ma quel 1° settembre ebbe la fortuna di essere assente da scuola. «Da allora decisi che se mai avessi ottenuto una grande vittoria, l’avrei dedicata a tutti coloro che hanno sofferto a Beslan», ha detto l’atleta commentando la sua medaglia.


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