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Afghanistan, è la fine dell’emancipazione femminile: i talebani chiudono bar e radio gestiti dalle donne

«Sono entrati nelle case imponendo di fare il pane per i combattenti», raccontano dalla provincia di Takhar

A tre giorni dal termine dell’ultimatum dei talebani – che hanno imposto il ritiro delle truppe straniere entro la fine di agosto – continuano ad arrivare storie di donne costrette a rinunciare ai propri diritti civili. Gli studenti coranici, di nuovo al potere dopo 20 anni, stanno relegando alla vita domestica giovani e adulte che avevano conosciuto la libertà, anche imprenditoriale, dopo l’ingresso degli Stati Uniti nel Paese. Narges Azizshahi, ad esempio, è proprietaria di un ristorante a Kabul. I Cafe è un locale molto frequentato dai ragazzi della capitale. La giornalista Marjana Sadat di Repubblica l’ha incontrata dopo l’ingresso dei talebani nella città: «Era una donna motivata ed energica e si è trasformata in una donna stanca e frustrata. Le ho chiesto del suo lavoro e di come andavano gli affari. Mi ha detto sconsolata che il ristorante è chiuso. La guardia del ristorante che sta davanti alla porta del caffè le ha detto: “I talebani vengono ogni giorno a chiedere di te”».


La radio chiusa dai talebani

Azizshahi ha passato diverse notti fuori dai gate dell’aeroporto di Kabul, cercando di imbarcarsi su uno dei voli della speranza partiti in questi giorni. Non è riuscita scappare: adesso è chiusa in casa e non può più tornare a lavorare nel suo ristorante. Le cose non vanno meglio nelle province lontane dalla capitale. Racconta sempre la giornalista Sadat che a Taloqan – capoluogo della provincia di Takhar -, la signora Hussiani dirigeva una stazione radio locale chiamata Hamsada. Aveva dodici dipendenti, tutti donne: nel palinsesto la maggior parte dei programmi era dedicata a tematiche di educazione ed emancipazione femminile. «I talebani hanno imposto delle restrizioni e introdotto dei criteri che la gente deve accettare – afferma Hussiani -. Per esempio, le donne non devono andare da nessuna parte se non accompagnate da un mahram», l’accompagnatore di genere maschile. Le donne, di fatto, sono costrette a restare confinate nelle mura domestiche oppure dipendere dagli uomini per ogni spostamento.


Radio Hamsada, intanto, resta chiusa: le lavoratrici hanno paura di essere fermate dai talebani sulla strada. Le trasmissioni in diretta non ci sono più. Ogni tanto riescono a mandare le repliche di registrazioni precedenti. L’unico megafono per le donne della provincia di Takhar – le frequenze erano raggiungibili anche dalle province limitrofe – è stato chiuso. Un uomo della zona, in anonimato, ha raccontato a Sadat che le restrizioni sono state imposte da Mawlawi Kabir, il comandante supremo dei talebani nella provincia. «Sono entrati nelle case imponendo di fare il pane per i combattenti talebani, o chiedendo ai giovani di unirsi a loro». È stato stilato anche un listino prezzi che regola la vita delle famiglie: ad esempio, è stata fissata una dote per le ragazze di circa 100mila afghani. Hanno modificato l’impianto educativo delle scuole. Vogliono che gli uomini si lascino crescere la barba e cercando di arruolare il maggior numero possibile per ingrossare le file dei miliziani. «Abbiamo assistito a tutte queste cose nella provincia di Takhar» che, come il resto del Paese, sembra tornata indietro di 20 anni.

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