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«Quei pannelli non sono i nostri», l’azienda tedesca smentisce l’amministratore del palazzo andato a fuoco a Milano

L’azienda produttrice dei pannelli di Alucobond, in materiali compositi di alluminio, nega che quei pannelli fossero stati prodotti da loro, come invece aveva sostenuto l’amministratore del palazzo di via Antonini a Milano

Quale fosse il materiale dei pannelli bruciati come cartone nell’incendio di via Antonini a Milano lo potranno stabilire solo le analisi che la procura ha chiesto su quei pochi che sono caduti integri durante il rogo. Un elemento ancora tutto da chiarire, dopo che la ditta 3A Composites GmbH ha dovuto chiarire che quei pannelli non erano fatti di Alucobond, un prodotto registrato dell’azienda tedesca. I pannelli in materiale composito di alluminio non sarebbero quindi in Alucobond, come invece aveva dichiarato l’amministratore della Torre dei Moro, Augusto Bononi. Parlando con la stampa lo scorso 30 agosto, l’amministratore del palazzo aveva detto: «So che stavamo verificando la possibilità di pulirlo e anche la stabilità, perché non abbiamo mai fatto nulla sulla facciata. Quindi nel breve si voleva approfittare delle agevolazioni fiscali per fare una pulizia. Niente di più di quello e poi verificare gli stati di ancoraggio delle liste e dei pannelli della facciata». La certezza per ora è che quei pannello non fossero ignifughi, come ha ribadito la pm Tiziana Siciliano e come con tutta evidenza mostrano le immagini del rogo divampato in pochi minuti sull’esterno del palazzo.


Le immagini dall’elicottero dei Vigili del Fuoco poco dopo l’incendio in via Antonini a Milano

I dubbi sul cortocircuito nella casa dove sarebbe iniziato l’incendio

Un ulteriore tassello che torna in discussione, come quello relativo all’origine dell’incendio che sarebbe partito da un appartamento del quindicesimo piano. In quella casa gli inquilini sarebbero mancati nelle due settimane precedenti perché in vacanza. L’unico a entrarci nei giorni precedenti l’incendio sarebbe stato il custode, incaricato di annaffiare le piante della casa. È stato proprio il custode del palazzo a chiarire che all’appartamento era stata staccata l’energia elettrica con la partenza degli inquilini. Perciò l’ipotesi di un cortocircuito partito da quell’abitazione, valutata nelle prime battute, al momento è diventata meno probabile.

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