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Picco di contagi nel Regno Unito: di nuovo oltre 40 mila. Le autorità negano i vaccini agli under 15: «Prove insufficienti sui vantaggi»

Nelle ultime 24 ore sono stati 42.076 i nuovi casi positivi al virus: non succedeva dal 19 luglio. Quasi il 90% della popolazione britannica ha ricevuto almeno una dose ma i giovanissimi restano esclusi dalla campagna

Il bollettino Covid del Regno Unito tocca un nuovo record di contagi mai più raggiunto dallo scorso 19 luglio: nelle ultime 24 ore sono stati 42.076 i casi di persone positive al virus, circa 2.500 in più di ieri e, per la prima volta dalla data di luglio, oltre quota 40 mila. Numeri alimentati dalla variante Delta il cui effetto continua a preoccupare non poco il Paese di Boris Johnson. La nota meno scoraggiante è quella sul bilancio dei morti che invece torna a scendere con 121 nuove vittime, rispetto alle 178 di ieri, 2 settembre. Il totale dei ricoveri si stabilizza attorno a quota 7.500 con un impatto che le autorità sanitarie britanniche reputano per ora nettamente inferiore alle ondate pre vaccini. La curva di contagi in salita si colloca di fatto in uno scenario di copertura vaccinale nazionale arrivata quasi all’80% degli over 16 totalmente immunizzati e a circa il 90% di popolazione che ha ricevuto almeno una dose.


Nessun via libera per la somministrazione dei vaccini ai bambini e ragazzi sani under 15 fino ai 12 anni

A proposito di copertura vaccinale, il Regno Unito non potrà – per ora – coinvolgere nella sua campagna di immunizzazione da Covid-19 i giovani dai 12 ai 15 anni. A deciderlo sono stati gli esperti del comitato medico-scientifico britannico indipendente che assiste il governo di Boris Johnson (Jcvi): nessun via libera per la somministrazione dei vaccini ai bambini e ragazzi sani under 15 fino ai 12, seppure già autorizzata dalle agenzie del farmaco. Secondo l’organismo, «il rapporto fra rischi e benefici per questa fascia d’età non suggerisce il via libera basato solo su considerazioni di cautela sanitaria generale, mentre la vaccinazione fra i giovanissimi rischierebbe di creare intoppi all’attività scolastica». In particolare per il vaccino Pfizer l’esclusione dei bambini sani è stata motivata dagli specialisti d’Oltremanica con il riferimento ai rischi, anche se rarissimi, di effetti collaterali come i casi di infiammazione cardiaca rilevati nella somministrazione. Non ultima ragione anche «l’insufficienza di evidenze sperimentali sul vantaggio che tale vaccino potrebbe offrire loro dato il limitato impatto del Coronavirus, specialmente in forma grave, su questa fascia d’età».


La questione sull’immunizzazione dei soggetti sotto i 16 anni era stata già oggetto di pareri contrastanti all’interno della comunità scientifica inglese, con l’esecutivo di Johnson più prudente che mai riguardo alla decisione di coinvolgere anche i giovanissimi. E anche oggi le dichiarazioni degli esperti di governo continuano a destare non poche polemiche. «Sono scioccato dal JCVI. Hanno ignorato le prove provenienti dal Regno Unito e da tutto il mondo sui rischi di COVID per i bambini. Stanno privando i nostri studenti dell’accesso a un vaccino giudicato sicuro dal nostro MHRA e dai regolatori negli Stati Uniti e nell’UE», ha commentato su Twitter Anthony Costello, uno dei più influenti pediatri della comunità scientifica britannica. Secondo la raccomandazione formalizzata oggi dal Jcvi al governo di Londra la somministrazione dei vaccini in due dosi andrà garantita sotto i 16 anni e sopra i 12 solo a circa 200.000 fra ragazzi e bambini residenti nel Regno classificati come vulnerabili e a maggior rischio di contagio da Covid a causa di altre patologie pregresse.

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