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Cosa resiste e perché delle idee cospirazioniste sull’11 settembre 2001

Dopo due decenni i teorici complottisti non sono ancora riusciti a fornire una versione alternativa valida rispetto a quella che chiamano “versione ufficiale”

La mattina dell’11 settembre 2001 diciannove terroristi di al-Qaeda salirono a bordo di quattro aerei di linea, rispettivamente della United Airlines e dell’American Airlines, le due compagnie che mettono in collegamento l’intero territorio degli Stati Uniti. Gli attentatori disponevano di semplici armi da taglio, che all’epoca non erano vietate a bordo. Alcuni di loro avevano regolari brevetti di volo, compatibili con i Boeing 757 e 767. Preso possesso dei voli spensero i transponder (segnali che permettono di identificare la traccia radar di un velivolo), quindi li dirottarono.

Due aerei colpirono le Torri Gemelle, cambiando per sempre lo skyline di New York. Uno penetrò una facciata del Pentagono ad Arlington, il palazzo della Difesa americana a quattro chilometri dalla Casa Bianca. Un quarto velivolo – forse destinato a colpire proprio la residenza del Presidente degli Stati Uniti – precipitò quasi verticalmente, nelle campagne vicino a Shanksville, in Pennsylvania. Morirono in tutto circa tremila persone, di cui 343 vigili del fuoco, 265 passeggeri dei voli dirottati e 125 presenti nel Pentagono.

Fino al giorno prima dei tragici eventi, il terrorismo islamico era qualcosa di apparentemente lontano ed estraneo nella vita quotidiana dei cittadini americani. Chi si poteva immaginare che una super potenza potesse subire un attacco così devastante ad opera dei mujaheddin provenienti da qualche caverna dell’Afghanistan? Com’è possibile che la possente intelligence a stelle e strisce non sia riuscita a sventare l’attacco? Come mai gli aerei non sono stati intercettati e abbattuti prima che colpissero gli obiettivi? Che sia tutto un complotto per giustificare una guerra in Afghanistan? Queste sono solo alcune delle domande alla base delle teorie del complotto sull’11 settembre che analizzeremo in questo articolo.

«Il nemico è il Governo»

Secondo un sondaggio svolto nel 2016 dalla Chapman University, la teoria di complotto più diffusa negli Stati Uniti è quella secondo cui il Governo americano avrebbe nascosto informazioni sull’11 settembre, seguita da quella sull’insabbiamento dell’assassinio di John F. Kennedy.

Più del 50% degli americani intervistati nel 2016 dalla Chapman University crede alle teorie del complotto dell’11 settembre 2001. Seguono quelle dell’assassinio di Kennedy e degli alieni.

Di fronte ad eventi così scioccanti e caotici, c’è stato un tentativo di fornire una ricostruzione della realtà di facile comprensione. Per qualcuno risultava plausibile che dietro agli attentati ci fossero i Governi e i servizi segreti americani e israeliani piuttosto che un gruppo di estremisti musulmani guidati da una caverna in Afghanistan.

Ad accusare gli americani e gli israeliani di aver orchestrato un enorme complotto non sono soltanto gli stessi americani. Le narrative cospirazioniste sono state abbracciate nei Paesi musulmani, così come negli ambienti politici di estrema destra e sinistra antiamericane e antisemite. Secondo i risultati di un sondaggio, pubblicati dal sito Worldpublicopinion.org (qui il salvataggio), il 43% degli intervistati in Egitto sostiene che gli attentati fossero opera di Israele. Secondo lo stesso sondaggio, in Italia il 56% incolpavano i terroristi islamici, mentre il 15% addossava la colpa al Governo americano.

Ad alimentare ulteriormente l’idea di un operato oscuro da parte dell’amministrazione Bush è stata la bufala delle armi batteriologiche, diffusa dal segretario di Stato Colin Powell al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 5 febbraio 2003, per giustificare la guerra in Iraq.

Qualcosa è stato effettivamente “nascosto”, ma non è quello che pensano i complottisti. Lo scorso 3 settembre 2021, il presidente Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo per condurre una revisione della declassificazione dei documenti relativi alle indagini dell’FBI sugli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, mantenendo la promessa fatta alle famiglie delle vittime affinché venissero alla luce i ruoli del governo saudita accusato di aver fornito assistenza ai dirottatori.

L’infodemia dell’epoca

L’attentato è stato anche un evento mediatico, trasmesso in diretta mondiale a seguito dello schianto del primo aereo contro una delle Torri Gemelle, generando dibattiti e attribuzioni di responsabilità dettate dalla fantasia in mancanza di prove. Molti si erano cimentati a “verificare” i fatti sulla base delle immagini dell’epoca, di pessima qualità rispetto a quelle odierne, diffondendo in seguito le tesi più assurde come quella sugli aerei creati con degli effetti speciali o del raggio polverizzante sparato da un satellite.

Altre narrazioni, che hanno tratto in inganno persino dei fisici, si sono rivelate frutto di artefatti fotografici, come nel caso dei frammenti di metallo fuso trovati sotto le macerie delle Torri Gemelle, ispirate alla tesi più plausibile delle pozze di metallo fuso, riscontrabili anche mesi dopo il crollo: queste in nessun modo possono dimostrare che si sia trattato di un attentato ordito dagli stessi americani.

Il fisico Steven Jones è stato tratto in inganno dalle immagini, che in realtà mostrano in alto un frammento di detriti e in basso le luci delle torce dei vigili del fuoco, sotto le macerie delle Torri Gemelle. Jones ha poi ammesso l’errore.

Perché gli aerei non sono stati intercettati?

Alcuni dubbi in merito agli attentati possono anche essere legittimi, se non si ha una visione approfondita. Per esempio, ci si chiede come mai la difesa aerea americana apparentemente non fece niente. Quando gli aerei dirottati spensero i transponder non scomparvero per questo dai radar di base, era solo più complesso distinguerli da altri segnali spuri. Si tentò di contattarli pensando a un guasto. Informazioni importanti giunsero ai famigliari dei passeggeri, o ai centralini delle compagnie aeree, tramite i telefoni di bordo.

L’idea di abbattere gli aerei era inconcepibile. Solitamente la prassi era di assecondare i dirottatori, coi quali si negoziavano delle trattative. Non era mai successo prima di trovarsi di fronte a dei dirottatori suicidi. Ad ogni modo, verso le 8:53 partirono dalla base di Otis due caccia F-15 col compito di intercettare i velivoli. Non avrebbero potuto fare molto di più.

L’affiancamento in volo serve per aprire una linea di comunicazione e trarre informazioni dal movimento dell’aereo. Esiste infatti un codice usato dai piloti per trasmettere messaggi attraverso specifiche manovre o segnali, senza farsi scoprire dai dirottatori. In questo caso però i terroristi presero direttamente i comandi.

Cronologia degli eventi

Anche i tempi per intervenire erano proibitivi. Già una decina di minuti prima il Boeing 767 della American Airlines (volo AA11) si era schiantato contro la Torre Nord  del World Trade Center (WTC) a New York, un palazzo altro 410 metri costituito da 110 piani.

Alle 9:03 un altro aereo colpì la Torre Sud: era un Boeing 767 della United Airlines (volo UA175). A questo punto nessuno poteva pensare a un incidente, il mondo stava assistendo a un attentato senza precedenti.

Scattò l’allarme generale, ma non è ben chiaro cosa avrebbe potuto fare la Difesa. Fino ad allora ci si aspettava attacchi dall’esterno, non dirottamenti suicidi dall’interno, con terroristi capaci di pilotare dei voli civili.

Intanto alle 9:37 il Boeing 757 della American Airlines (volo AA77) penetrò il Pentagono. Nella zona c’erano almeno 55 testimoni che affermeranno di aver riconosciuto il velivolo. Nessuno dei presenti affermò di aver visto un missile, come sostenuto dai teorici del complotto senza alcuna prova a loro sostegno.

Alle 9:59 il calore degli incendi alimentati dal carburante degli aerei indebolì l’acciaio delle strutture portanti, facendo crollare la Torre Sud.

Alle 10:03 il Boeing 757 della United Airlines (volo UA93) precipitò quasi verticalmente in un campo della Pennsylvania. I passeggeri col motto «Let’s roll» (“Roll it”, secondo quanto riportato nel report della Commissione 911) si erano ribellati ai dirottatori, scongiurando un quarto attentato a spese della propria vita.

L’ultimo atto avvenne alle 10:28, col crollo della Torre Nord del WTC. Altri edifici subiranno danni dovuti ai detriti dei due edifici, che scateneranno grandi incendi, come quelli che causarono il crollo del WTC7, anche riguardo a questo episodio sono state prodotte diverse tesi cospirazioniste.

«Gli ebrei si salvarono perché non erano presenti»

Un filo conduttore di tutte le teorie cospirazioniste è sempre l’antisemitismo, più o meno celato con le sembianze dell’anti-sionismo. Pensiamo per esempio al cosiddetto «caso Odigo».

Si tratta di una società di messaggistica israeliana, che ricevette proprio nella filiale delle Twin Towers (secondo i cospirazionisti) l’avviso di attentati non meglio precisati. Quindi l’azienda avrebbe avvertito il personale, facendolo evacuare in tempo. I principali sostenitori di questa narrazione furono David Duke (gran maestro del Ku Klux Klan) e Alex Jones (conduttore radiofonico, noto cospirazionista e sostenitore del movimento QAnon).

Quel che fecero fu travisare ad arte gli articoli della stampa israeliana. Arrivò davvero un messaggio minatorio, ma nella sede di Israele. Nel Paese gli attentati terroristici non sono mai stati eventi eccezionali, così come i falsi allarmi. Per questo Odigo non diede l’allarme. Del resto non si faceva riferimento a New York. Solo dopo gli attentati dell’11 settembre questo dato venne riconosciuto rilevante. Forse non sapremo mai se facesse davvero riferito al WTC, o più plausibilmente a un attentato previsto in Israele.

Un altro esempio di travisamenti riguarda gli ebrei presenti nelle Torri Gemelle che non si sarebbero presentati al lavoro proprio l’11 settembre. La stampa israeliana parlava di quattromila israeliani presenti a New York: per qualche ragione il dato è stato distorto, diventando «quattromila ebrei si salvarono perché non erano presenti». In realtà quel giorno morirono negli attentati 119 ebrei e 400 rimasero feriti.

Da un travisamento all’altro saltò fuori anche che l’allora premier israeliano Ariel Sharon avesse disdetto la sua visita ufficiale in America, prevista proprio l’11 settembre. Guarda caso i cospirazionisti hanno confuso le date. La visita del Premier era prevista per il 23 settembre, ma il giorno dopo gli attentati fu disdetta, per ragioni più che comprensibili.

«Le demolizioni controllate delle Torri Gemelle»

La teoria della demolizione controllata è il grande dogma dei complottisti dell’11 settembre. Rammentiamo che l’acciaio a sostegno delle Torri Gemelle non fu soggetto a fusione, semplicemente venne indebolito. Sappiamo che sono sufficienti 350°C per deformarlo, e a partire da 500°C si ammorbidisce. Gli impatti contribuirono a far perdere lo strato protettivo, cosa che contribuì a ridurre in partenza del 50% la resistenza delle strutture al calore. Così già oltre i 600°C la resistenza si riduce fino al 10% del totale. Leggi fisiche esistenti ben prima del 2001 spiegano perfettamente questi fenomeni. Tutti i paragoni coi precedenti disastri non hanno molto senso. Le Torri Gemelle non erano in cemento armato. 

Gli urti degli aerei civili – circa 120 tonnellate l’uno, a una velocità di almeno 700Km/h – con 32 mila litri di kerosene, innescarono gli incendi, alimentati dal contenuto degli edifici, cosa che non è nuova ai vigili del fuoco di tutto il mondo.  Anche senza kerosene in una stanza un incendio alimentato dalla mobilia può arrivare tranquillamente a 1000°C. Chi parla di incendi piccoli dovrebbe spiegare come mai tanti disperati si gettarono dalle finestre.

11 settembre 2001 | Chi parla di incendi piccoli dovrebbe spiegare come mai alcuni disperati si gettarono dalle finestre. Nella seconda immagine “The Falling Man”, foto scattata da Richard Drew della Associated Press; l’identità dell’uomo non è mai stata accertata.

I crolli, che hanno più di tutto ispirato le teorie di complotto, superficialmente sembrano un esempio di caduta controllata. Effettivamente, le demolizioni controllate funzionano in maniera analoga (non identica), proprio perché assecondano la caduta naturale della struttura, agevolando le principali sollecitazioni, che avvengono a partire dai piani più bassi. C’è allora chi misura i tempi dei crolli.

Per quanto riguarda la presunta caduta libera degli edifici, che suggerirebbe una demolizione controllata, basta osservare con attenzione le immagini, dove si vede chiaramente che i detriti (quelli ovviamente in caduta libera) sono ben più in basso rispetto al fronte del crollo.

11 settembre 2001 | Se osservate con attenzione noterete che i detriti cadono più velocemente, risultando al di sotto del fronte del crollo. È evidente che gli edifici non crollarono affatto in caduta libera.

Paolo Attivissimo e i suoi collaboratori del sito Undicisettembre.info hanno studiato i rapporti tecnici e intervistato esperti di demolizioni, stilando una lista delle principali differenze tra il modo in cui crollarono le Torri Gemelle e quelle dovute a una caduta controllata:

«Una demolizione controllata mediante esplosivi parte dal basso, mentre i crolli delle Torri iniziarono in alto, ai piani colpiti e incendiati»;

«Una demolizione controllata con esplosivi produce botti fragorosissimi appena prima del crollo, assenti invece durante i crolli delle Torri (alcuni testimoni parlano di esplosioni al WTC, ma molto prima dei crolli)»;

«Le facciate delle Torri si incurvarono verso l’interno appena prima del crollo, cosa che non avviene nelle demolizioni controllate»;

«In una demolizione controllata si rimuovono prima tutte le finestre per evitare che l’onda d’urto le scaraventi verso l’esterno in una pioggia letale di schegge, ma ovviamente al WTC questa rimozione preventiva non avvenne e quindi se vi fossero state esplosioni interne si sarebbe dovuta vedere una massiccia e diffusa proiezione verso l’esterno di frammenti delle finestre».

Paolo Attivissimo, Zero Bubbole Pocket | «L’inflessione delle colonne perimetrali prima del crollo è un fatto documentato fotograficamente, visibile nell’immagine qui sotto. Non è una teoria e non è frutto di manipolazioni al computer».

È possibile reperire su YouTube il video della demolizione controllata della Landmark Tower, un edificio simile a quelli del WTC.  Ascoltate l’audio e osservate da che punto parte il crollo. Confrontate con immagini e audio relativi alle Torri Gemelle, vi accorgerete della notevole differenza.

C’è chi parla allora dell’utilizzo della termite, che è una sostanza incendiaria, non un esplosivo. Per un chilo di acciaio è necessario utilizzarne 130 grammi, in modo da tagliare in maniera coordinata le colonne di ciascun piano a seguito dell’impatto con gli aerei. Non sarebbe dunque bastato rivestirle di una patina di termite (o nano-termite), come sostenuto dai complottisti.

11 settembre 2001 | Osservate quanto è complesso fondere un binario e quanta termite è necessaria per farlo.

«La demolizione controllata del WTC7»

Veniamo ora al crollo dell’Edificio 7 (WTC7). Secondo quanto appurato nel Final Report on the Collapse of World Trade Center Building 7 del NIST, il palazzo crollò per «collasso progressivo». Investito dai detriti della Torre Nord, l’Edificio 7 subì una serie di incendi, protrattisi per diverse ore, che in mancanza d’acqua non poterono essere domati. L’indebolimento delle strutture in acciaio a causa del calore fece il resto.

«Alcuni solai caddero internamente – continua Attivissimo su Undicisettembre.info – per cui una colonna in particolare, quella dello spigolo interno di nord-est, la numero 79, che reggeva un carico strutturale molto elevato, si trovò senza contenimento laterale lungo vari piani e si piegò, trascinandosi dietro i solai. Le altre colonne cercarono di reggere il carico straordinario, ma essendo indebolite si piegarono anch’esse e la struttura iniziò a crollare. Il crollo avvenne alle 17.20 circa dell’11 settembre 2001».

È difficile ma non impossibile reperire immagini che documentino quel che successe all’Edificio 7 poco prima del crollo. I teorici del complotto si accontentano di quelle che mostrano solo la facciata che non venne colpita dalle macerie. Quella che dava verso le Torri per esempio, presentava uno squarcio lungo circa venti piani, a cui si aggiunge un angolo lesionato che coinvolgeva dieci piani.

11 settembre 2001 | Dall’alto verso il basso: i detriti che travolsero il WTC7; immagine di Steve Spak che mostra la breccia aperta nella facciata dell’edificio prima del crollo.

Solo dopo sette ore di incendi indomabili per mancanza d’acqua il palazzo è finalmente crollato. Tutti gli addetti ai lavori sapevano a quel punto, che l’edificio sarebbe crollato. Già poco dopo mezzogiorno la struttura stava cominciando a pendere: chiunque fosse all’interno fu fatto uscire in tempo. I complottisti mostrano solo le immagini della facciata Nord, mentre i detriti investirono quella opposta.

Nacque una piccola leggenda attorno al termine «pull it», pronunciato da Larry Silverstein quando ormai era chiaro che il crollo sarebbe stato inevitabile. Silverstein viene considerato erroneamente il proprietario del grattacielo, in realtà ne era il locatario. Contrariamente alle interpretazioni dei complottisti nostrani, Pull it, non significa «buttatelo giù»; era riferito ai vigili del fuoco, significa infatti in questo contesto, «ritirateli». Del resto era una decisione presa dagli stessi pompieri.

«Il missile che colpì il Pentagono»

L’attacco al Pentagono è stato altrettanto oggetto delle fantasie cospirazioniste. Qui la dissonanza cognitiva si sente particolarmente. Del resto è il palazzo della Difesa americana, non è facile mandar giù il fatto che sia stato violato in quel modo. Il Pentagono è forse l’edificio per il quale sono stati fatti i maggiori travisamenti, non senza disdegnare immagini zumate e decontestualizzate ad arte.

Quella mattina alle 9:37 il Boeing 757 penetrò nella facciata del Pentagono provocando uno squarcio di 35 metri, dopo un rapido volo radente durante il quale piegò cinque lampioni e un generatore di corrente da 20 tonnellate. Il velivolo entrò nel piano terra e nel primo piano, dove non erano presenti pareti portanti. Rottami dell’aereo, resti umani ed effetti personali vennero trovati dentro e fuori. Nel prato antistante venne recuperata la scatola nera.

Buona parte delle tesi cospirazioniste si basano su luoghi comuni, come la credenza in presunte batterie di missili vicino all’edificio governativo, il quale sarebbe stato quindi colpito da un missile americano. Alcuni testimoni presenti non hanno saputo dire con precisione cosa hanno visto, ce ne sono 55 che hanno affermato di aver visto proprio un Boeing schiantarsi contro la facciata del Pentagono. Mentre sono in tutto 86 quelli che lo hanno visto dirigersi verso l’edificio. Nessuno ha affermato di aver visto un missile.

Alcuni guru complottisti hanno decontestualizzato un particolare della breccia lasciata dall’aereo larga circa cinque-sei metri. «Com’è possibile? Deve trattarsi di un missile». Invece, se andiamo a vedere le immagini integrali – prima del crollo della facciata – scopriamo che sotto quel particolare si vede uno squarcio compatibile con la forma e le dimensioni del velivolo.

«La ribellione del volo 93»

Quando i passeggeri del volo 93 appresero dai telefoni di bordo degli attacchi al WTC e al Pentagono pianificarono di reagire ribellandosi contro i dirottatori. Lo sappiamo perché uno di loro, Todd Morgan Beamer, raccontò le loro intenzioni al supervisore del servizio clienti della linea aerea Lisa Jefferson. 

Le sue ultime parole al telefono furono «Are you ready? OK. Let’s roll!». Non sappiamo se il volo dirottato dovesse finire contro una facciata del Pentagono o contro la Casa Bianca – non lo sapevano nemmeno quelle 33 persone, costrette dalle circostanze a diventare degli eroi nazionali. L’unica cosa che possiamo affermare con certezza è ci riuscirono: il loro gesto costrinse i quattro terroristi a bordo a far precipitare quel Boeing 757 nelle campagne nei pressi di Shanksville in Pennsylvania. L’impatto, quasi verticale, avvenne alle 10:03, alla velocità di 930Km/h. 

La ribellione venne confermata anche dall’esame della scatola nera. Fu l’ultimo atto degli attentati dell’11 settembre 2001. Contrariamente alla narrazione complottista, secondo cui questa storia è stata inventata e messa in scena da attori, esistono almeno quattro testimoni dell’impatto: Karl Landis, Eric Peterson, Terry Butler e Lee Purbaugh. Tutti confermano la cosiddetta «versione ufficiale».

I “guru” delle teorie del complotto

Il cosiddetto Movimento per la verità sull’11 settembre (9/11 truth movement) trova tra i suoi aderenti noti personaggi del complottismo americano, tra tutti Alex Jones di InfoWars. Durante una puntata del 25 luglio 2001, settimane prima dell’attentato, Alex Jones illustrò le sue teorie sui presunti «attacchi sotto falsa bandiera» (in inglese False Flag) a opera del Governo americano. A seguito dell’attacco alle Torri Gemelle, il conduttore americano sostenne che fosse tutta opera dell’amministrazione Bush.

La puntata del 25 luglio 2001 usata dai complottisti per sostenere che Alex Jones avesse predetto l’11 settembre come “False flag” ad opera dell’amministrazione Bush.

Un altro sostenitore di spicco delle teorie del complotto sull’11 settembre era lo scrittore e musicista Michael Ruppert. Nei suoi racconti sosteneva di essersi reso conto che c’era qualcosa di sbagliato osservando lo schianto del secondo aereo a New York, sospetto che avrebbe trovato conferma della presunta “mano” del Governo quando il volo AA77 colpì il Pentagono. Nel novembre 2001, a breve distanza dagli attentati, Ruppet tenne una conferenza dal titolo Truth and Lies of 9/11 davanti a circa mille persone per raccontare le sue verità sull’11 settembre.

L’autore francese Thierry Meyssan pubblicò nel 2002 un libro dal titolo 9/11: The Big Lie, dove sostiene che il Pentagono venne colpito da un aereo militare o da un missile.

Il libro del 2002 del francese Thierry Meyssan.

Benché Alex Jones risulti il più popolare tra i divulgatori delle teorie del complotto dell’11 settembre, quello che viene considerato il “leader intellettuale” dei cospirazionisti è il filosofo e professore universitario David Ray Griffin. Tra le fonti del docente americano troviamo The Terror Timeline, una cronologia degli eventi pre e post attentati pubblicata nel 2004 da uno studente della Stanford University di nome Paul Thompson.

L’opera dello studente universitario Paul Thompson pubblicata nel 2004.

Il documentario di Michael Moore, pubblicato nel 2004 e intitolato Fahrenheit 9/11, non riportò teorie di complotto sugli attentati del 2001, limitandosi a descrivere il comportamento del Governo americano prima e dopo gli eventi.

Dopo gli americani e i francesi, nel 2006 compare uno dei primi video in italiano sulle teorie del complotto. Intitolato 11 settembre 2001 – Inganno globale, viene realizzato dal regista Massimo Mazzucco (già sostenitore della teoria del complotto sull’allunaggio).

Le verifiche sull’11 settembre

Non è possibile raccontare gli attentati dell’11 settembre 2001 ignorando il lavoro enciclopedico di Paolo Attivissimo e del suo team, disponibile online sul blog Undicisettembre.info. Si tratta del più ampio e documentato lavoro di fact checking sul tema in lingua italiana, che si avvale del contributo di numerosi esperti. Attivissimo fornisce anche una guida alla principale documentazione tecnico-scientifica, emersa dopo anni di ampie inchieste governative e indipendenti, in gran parte ancora disponibile online.

Per chi volesse cominciare a informarsi in maniera dettagliata su come sono stati pianificati gli attentati e sulle conseguenze degli impatti, sono degni di nota il report della Commissione 911, gli atti del processo Moussaoui e gli studi tecnici del NIST sulle Torri Gemelle e sull’Edificio 7.

A livello divulgativo, trovate su YouTube l’inchiesta del debunker britannico Myles Power, il quale analizza anche la sub-cultura che anima i movimenti complottisti sull’11 settembre. È ancora online sulla stessa piattaforma la puntata di Bersaglio Mobile dell’11 settembre 2017, condotta da Enrico Mentana, dove vengono analizzate le principali tesi cospirazioniste.

Conclusioni

È estremamente difficile convincere dopo tutti questi anni chi è stato ammaliato dalle narrazioni complottiste. La storia degli attentati dell’11 settembre merita uno sforzo in più da parte dei lettori. Sono tante le competenze in gioco, dal modo in cui funziona la cabina di pilotaggio di un aereo alle tecniche utilizzate dagli esperti di demolizione. Noi ci auguriamo di aver dato sufficienti riferimenti al fine di instradare chi è veramente interessato, scevro da preconcetti, a cominciare ad approfondire meglio l’argomento.

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