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Cosa farà il governo per evitare l’aumento del 40% della bolletta dell’elettricità e del gas

Tre opzioni sul tavolo: un taglio dell’Iva sull’energia, una manovra sugli oneri di sistema, un bonus sociale. Con quali fondi?

Cosa farà il governo Draghi per evitare (o mitigare) l’aumento del 40% delle bollette dell’elettricità e del gas, che arriverebbe a pesare per 500 euro l’anno sul bilancio delle famiglie? Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha assicurato che l’esecutivo è al lavoro per frenare la crescita. Dovuta alla bolla dei prezzi delle materie prime e al costo dei certificati di emissione di CO2. Sul tavolo ci sono tre opzioni. La prima è la riduzione dell’Iva su gas ed elettricità. La seconda è una manovra sugli oneri di sistema. La terza è un bonus sociale. Con quali fondi? Ci sono ancora 2-3 miliardi che avanzano dai provvedimenti per l’emergenza Coronavirus. Ma, scrive oggi La Stampa, i tecnici del ministro dell’Economia Daniele Franco preferirebbero usare quelle risorse per abbattere il deficit.


La prima ipotesi, quella del taglio dell’Iva, è l’intervento più costoso. L’idea per l’elettricità è quella di portare l’Iva al 4% per le utenze domestiche (oggi è al 10%) e anche per alcune imprese. Per quanto riguarda il gas, negli usi domestici l’Iva è al 10% sui primi 480 Smc consumati (standard per metro cubo). Per tutti gli altri al 22%. La seconda strada è quella degli oneri di sistema. Nel luglio scorso il governo prese 1,2 miliardi dai fondi per i parchi per fermare gli incrementi annunciati. Ora potrebbe agire temporaneamente su quei costi che nel secondo trimestre 2021 pesano fino al 20,1% sulla bolletta dell’elettricità e del 4,38% su quella del gas. Cosa sono gli oneri di sistema? Sono quei costi destinati a finanziare la ricerca, sostenere le energie rinnovabili, effettuare il decommissioning delle centrali nucleari eredità della prima (e finora unica) stagione dell’atomo all’italiana.


Sempre La Stampa fa sapere che il governo stava già studiando un intervento strutturale da inserire nel ddl concorrenza proprio per alleggerire quelle voci che secondo alcune stime arrivano a 10-15 miliardi. Ora alcune di quelle norme potrebbero essere inserite in uno dei prossimi decreti. Uno degli esempi che l’esecutivo potrebbe seguire è quello del governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez, che proprio ieri ha approvato un pacchetto di misure per contenere gli aumenti di elettricità e gas. Abbassando la tassa sull’elettricità dal 5,15 allo 0,5% e limitando gli incrementi del gas al 4% dal 28%. Tutti questi interventi sarebbero a pioggia e ne usufruirebbero tutti.

La terza proposta prevede invece l’introduzione di un bonus per le famiglie meno abbienti sulla falsariga degli sconti su luce, gas e acqua già riconosciuti oggi ai contribuenti con una soglia Isee a 8.265 euro. Nel 2020 hanno avuto accesso all’aiuto per pagare la bolletta della luce 854.900 famiglie mentre sono 543.963 quelle destinatarie del bonus gas, per una spesa complessiva che è stata rispettivamente pari a 135 e 76 milioni di euro. Ovviamente ora si tratta di spendere molto di più. Una decisione arriverà a breve perché l’Autorità per l’Energia e il Gas deve prendere la sua decisione entro il 30 settembre.

La spesa per elettricità e gas

Non è escluso che il tema possa arrivare già sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri. «Non è possibile aspettare che le bollette della luce e del gas aumentino del 40%», ha detto Matteo Salvini precisando di aver «chiesto fortemente a nome della Lega al governo e al presidente Draghi in primis interventi per tagliare la parte di tasse che appesantisce le bollette». Reazione analoga anche tra le fila del Pd: il segretario Enrico Letta in un tweet ha parlato di un aumento «assolutamente eccessivo, qualunque siano le ragioni globali che lo provocano. Ci vuole un intervento del governo per ridurre una tantum gli oneri di sistema e così limitare un impatto che è una gelata sui consumi delle #famiglie e sulla #ripresa». Sulle ragioni dei rincari è intervenuto anche Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue e Commissario per il Clima, spiegando che dipendono dal rincaro del gas, non dai costi imposti sulla CO2 per decarbonizzare.

Per combattere il caro bollette, bisogna accelerare il passaggio alle rinnovabili, non rallentarlo, afferma. Il commissario, che è anche uno dei “saggi” europei sui temi ambientali, all’Europarlamento a Strasburgo ha spiegato la linea del governo dell’ Unione su bollette energetiche, gas e rinnovabili. «Non dobbiamo essere paralizzati dall’aumento dei prezzi dell’energia e rallentare la transizione – ha detto -, ma anzi dobbiamo accelerare, per far sì che l’energia da fonti rinnovabili sia disponibile a tutti». E poi ha risposto implicitamente al ministro della transizione ecologica Cingolani che ieri aveva annunciato il rincaro del 40% delle bollette dal primo ottobre: «Solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2 (stabilito dalla Ue col sistema Ets per incentivare la decarbonizzazione, n.d.r.). Il resto dipende dalle carenze del mercato. Se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa, non saremmo in questa situazione, perché saremmo meno dipendenti dalle fonti fossili e dal gas naturale». Ai primi di luglio il governo usò 1,2 miliardi, pagati dalle aziende nel sistema Ets per poter emettere CO2, per ridurre l’aumento in bolletta dal 20 al 10%.

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