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Lamorgese: «La Svizzera si faccia carico dell’aggressore di Rimini». E sul rave di Viterbo: «Ecco perché non è stato sgomberato»

La ministra dell’Interno ha parlato in un’informativa alla Camera. Sul rave ha dichiarato: «I controlli sui camper erano stati fatti»

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha parlato al Question time della Camera dell’aggressione avvenuta a Rimini sabato sera, quando Somane Duula, un uomo di origine somala, ha accoltellato 5 persone tra cui un bambino. Duula «si era presentato spontaneamente il 9 agosto in questura per chiedere protezione internazionale». L’esame della sua condizione, in base alla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e della Convenzione di Ginevra, dovrà essere fatto. Ma Lamorgese ha dichiarato che – in virtù degli accordi di Dublino – l’Italia si sta preparando a chiedere alla Svizzera di farsi carico dell’esame, essendo quello il Paese da cui era entrato in Italia ed essendo l’ultimo Paese in cui ha registrato la presenza. L’uomo, ha spiegato la titolare del Viminale, era recentemente arrivato nel nostro Paese dopo aver «peregrinato in diversi Paesi europei»: ha fatto il suo primo ingresso in Germania nel 2015, spostandosi dopo poco in Danimarca, Svezia, Olanda, Austria e, infine, è arrivato in Svizzera.


La gestione del rave di Viterbo

Lamorgese ha anche parlato in un’informativa in Aula alla Camera della vicenda del rave party al lago di Mezzano, nel Viterbese, tenutosi a metà agosto. Nella festa all’aperto si erano radunate migliaia di persone, ma la ministra ha precisato che c’è stato un intervento delle forze dell’ordine per impedire che «si radunassero nell’area del rave fino a 30 mila persone». In merito alle attività di sgombero, Lamorgese ha spiegato che, visto l’alto numero di persone e la presenza di bambini, il Viminale ha optato per «un’attività dissuasiva», senza ricorrere a azioni di forza come «l’utilizzo di idranti o lacrimogeni che avrebbero creato rischi per l’ordine pubblico e la salute».


Nella sua ricostruzione, la ministra ha parlato anche delle attività di controllo sui camper avvenute dalle 20.45 del 13 agosto scorso sull’Aurelia, nel tratto tra Livorno e Cecina. Le forze dell’ordine, ha detto Lamorgese, hanno controllato un gruppo di camperisti, «circa 40 camper», che avevano a bordo una cinquantina di persone. Nessuna di loro ha dichiarato la destinazione verso cui il gruppo era diretto, facendo solo «vaghi cenni alla regione Puglia». Durante le fasi del controllo vero e proprio, gli agenti non avevano trovato nessuno strumento di diffusione sonora. «Non emergendo evidenze circa forme di illegalità che legittimassero misure restrittive o di carattere cautelare – ha detto Lamorgese – non sarebbe stato possibile adottare nei confronti delle persone controllate provvedimenti che ne avrebbero potuto impedire giustificatamente il proseguimento del viaggio».

Immagine di copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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