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Rivolta nel carcere di Melfi, presero in ostaggio agenti e sanitari contro le misure anti Covid: 11 arresti

La rivolta era scoppiata il 9 marzo 2020 dopo l’introduzione delle misure anti-Covid. Pochi giorni dopo 60 detenuti sono stati trasferiti con un’azione che ha coinvolto oltre 260 agenti di polizia

11 persone arrestate. Altre 33 identificate per cui si aspetta l’esito dei ricorsi in Cassazione. Ha deciso così il Tribunale del Riesame di Potenza dopo la chiusura delle indagini per la rivolta nel carcere di Melfi del 9 marzo 2020. Circa 60 detenuti avevano preso in ostaggio nove persone tra agenti di custodia e personale sanitario contro le misure anti Coronavirus nelle carceri. I detenuti sono indagati per diversi reati che vanno dalla devastazione al sequestro di persona a scopo di coazione. Gli arrestati hanno un’età compresa tra i 49 e i 28 anni. Una delle prime cose che erano state tagliate nel sistema penitenziario era la possibilità di organizzare dei colloqui con i parenti all’interno della struttura. La scelta del governo, allora guidato da Giuseppe Conte con Alfonso Bonafede come ministro della Giustizia, aveva provocato proteste in diverse carceri italiane. A Melfi la rivolta è durata circa 10 ore. Anche dopo aver liberato gli ostaggi, i detenuti si sono rifiutati di tornare in cella. Gli uomini che avevano partecipato alle proteste erano stati trasferiti in altre strutture pochi giorni dopo, con un’operazione che aveva coinvolto oltre 260 agenti della polizia penitenziaria. A luglio dopo il caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere, l’associazione Antigone aveva denunciato anche le violenze della polizia penitenziaria a Melfi come risposta alle proteste.


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