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Twitter si prepara a un risarcimento da 800 milioni di dollari. Nel 2014 aveva mentito agli investitori

La società aveva fornito agli investitori previsioni di crescita irrealistiche secondo cui il social network sarebbe arrivato nel 2018 a 550 milioni di utenti. Al momento la piattaforma raduna 330 milioni di utenti attivi ogni mese

Grandi profitti, grandi intoppi. Le Big tech ci hanno abituato alle multe milionarie, alle sanzioni dell’Antitrust e ai risarcimenti per i brevetti rubati. È per questo che l’assegno da 809,5 milioni di dollari che Twitter dovrà staccare per pagare un patteggiamento potrebbe essere una notizia senza troppo clamore. Questa volta però ci sono un po’ di elementi parecchio diversi dal solito: Twitter infatti non ha dovuto risarcire un altro colosso tech o un’agenzia federale ma direttamente un gruppo di investitori che hanno organizzato una class action. Tutto è cominciato nel 2016 quando Doris Shenwick aveva intentato una causa contro l’azienda, affermando che i suoi dirigenti avevano mentito sui dati di crescita della base utenti.


«I dirigenti di Twitter hanno consapevolmente fatto dichiarazioni pubbliche imprecise riguardo a queste metriche e non hanno rivelato informazioni interne su di esse, determinando un prezzo delle azioni gonfiato, sceso quando la verità sul coinvolgimento degli utenti è diventata nota».


In particolare la denuncia riguarda un evento del 2014 in cui Twitter aveva fornito previsioni di crescita irrealistiche che disegnavano un futuro in cui entro il 2018 il social network avrebbe avuto oltre 550 milioni di utenti e entrate pari a 4,6 miliardi di dollari all’anno. Nei primi mesi del 2021 gli utenti attivi ogni mese sono stati circa 330 milioni. Ora il patteggiamento. A Shenwick si sono uniti infatti altri utenti che insieme sono riusciti ad arrivare a un accordo con la società: 809,5 milioni di dollari in cambio della rinuncia a compiere qualsiasi azione legale. La class action ha coinvolto investitori che avevano comprato le azioni di Twitter tra il febbraio e il luglio del 2015. Adesso bisogna aspettare che il giudice che stava seguendo il processo accetti l’accordo.

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