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I soldi, la cocaina, l’escort, il quarto uomo: tutto quello che non torna nel caso di Luca Morisi

Le versioni di P.R., modello ed escort del caso Morisi, non combaciano tra di loro e cozzano con le ricostruzioni delle carte giudiziarie. Il mistero dell’intervento dei carabinieri e l’ipotesi di una trappola

Si chiama Petre R., di mestiere fa il modello e l’escort, ha un profilo su Grindr, è stato anche su Gold Tv e oggi dice di essere in Romania anche se alcune foto sul suo profilo Instagram lo localizzano a Dubai. Ma soprattutto, il ventenne del caso di Luca Morisi che ieri ha deciso di parlare con La Repubblica e il Corriere della Sera ha raccontato versioni molto diverse della vicenda andata in scena alla vigilia di Ferragosto nell’appartamento di Corte Palazzo a Belfiore in provincia di Verona. E la storia non combacia nemmeno con l’intervista rilasciata oggi a La Stampa. Mentre all’interno del racconto dei testimoni di quello che è accaduto in quelle dodici ore ci sono altre contraddizioni. Soprattutto su due fattori: le chiamate e gli interventi dei carabinieri e la presenza (smentita) di un quarto uomo nel luogo in cui si sono svolti i fatti.


La notte con Morisi e i soldi

Petre a La Stampa racconta come ha cominciato a prostituirsi: «Ho una figlia piccola. Mia madre è stata ricoverata in ospedale. Era un periodo davvero di merda, non l’avrei mai fatto altrimenti. Quando il mio amico mi ha detto di quella possibilità, ho deciso di accettare. Avevo bisogno di soldi». Poi spiega i dettagli del compenso che avrebbe dovuto ricevere per la serata: «Quattromila euro da dividere in due. Il mio amico ha ricevuto un bonifico di 2500 euro da Luca Morisi sul suo conto. Me ne ha dati 500 e siamo partiti. Da Milano a Belfiore in auto, dovevano passare la giornata insieme. All’inizio andava tutto bene, è stato tranquillo». A Repubblica P.R. aveva detto che i 500 euro riguardavano un debito che aveva l’amico con lui per il contratto del suo telefono sulla sua partita Iva. Con il Corriere invece ha sostenuto che il compenso ammontava a 1.500 euro e che però Morisi non aveva potuto pagare perché la sua carta di credito era bloccata.


C’è poi il problema dell’intervento dei carabinieri. Un residente della cascina di Belfiore ha raccontato di averli chiamati lui a causa del casino che proveniva dall’appartamento dell’ex responsabile della comunicazione della Lega. Nella prima versione della vicenda invece i carabinieri fermavano tre persone per un controllo dalle parti di Verona e da lì arrivavano a casa di Morisi. Ora Petre racconta una terza versione: «Quella notte la droga mi ha preso malissimo, non mi era mai successa una cosa del genere. Mi sembrava di impazzire. Era un delirio. A un certo punto volevo andarmene, ma gli amici che erano lì con me mi hanno detto di restare. Ho provato a resistere. E poi non ce l’ho più fatta e sono scappato lungo strada, fuori mi hanno visto mentre me ne andavo a piedi. Ma mi hanno inseguito e preso. Volevo scappare, sono tornato. Più tardi, quando siamo ripartiti in auto, sono io che ho telefonato ai carabinieri. Io che gli ho spiegato dove avevo preso quella roba». Il dettaglio dell’auto, che si trova nel racconto della Stampa, è invece assente nella versione data al Corriere. Dove Petre chiama le forze dell’ordine non appena uscito di casa.

Dov’era la “droga liquida”?

Il Fatto Quotidiano oggi fa notare che la casa di Morisi si trova nel retro della facciata della barchessa di una antica villa veneta. Uscire da lì significa percorrere diversi metri prima di arrivare al parcheggio e da qui seguire la strada che a sua volta porta al lungo filare di pioppi. Il giovane romeno quindi avrebbe preso il telefono, composto il numero di emergenza e chiamato i carabinieri. Quindi non era in macchina e con lui non c’era nessuno. Nell’intervista rilasciata al Corriere fa invece capire di essere stato a bordo di un’auto dalla quale ha preso la droga liquida. Spiega che gli è venuta sete e ha preso una bottiglietta d’acqua nello zaino, e lì si è accorto della fiala di droga, subito consegnata ai carabinieri spiegando che era di Morisi come risulta dagli atti. In realtà, spiega il quotidiano, nel verbale a domanda risponde che certamente non era sua, forse del leghista o forse dell’amico. Alleggerendo la posizione dell’ex braccio destro di Salvini. E ancora: era in auto o scappava a piedi? Testimoni sentiti dal Fatto descrivono un controllo lungo la statale 38 con una pattuglia dei carabinieri e una berlina scura ferma sul ciglio della strada. Qui dal portaoggetti salta fuori la fiala di droga liquida.

Infine c’è la vicenda del quarto uomo. Smentita ieri proprio dall’escort. E anche qui invece raccontata da alcuni testimoni, che parlano di una quarta persona di una quarantina o di una cinquantina d’anni e dotata di un cappello rosso che, a seconda di chi viene ascoltato, va via con gli altri due ragazzi nell’automobile da casa di Morisi il pomeriggio del 14 agosto. Il rumeno dice anche di avere salvato i messaggi di chat con cui si è accordato prima di andare da Milano a Verona. L’ultimo mistero riguarda la cocaina: «C’erano i piatti con la cocaina sopra. Sono stato io a indicare ai carabinieri la libreria al primo piano dove Morisi la teneva: lo sapevo perché durante la serata più volte era andato lì a prenderla», dice a Repubblica. «Non so chi ha portato la droga, era in casa, è stato Morisi a offrirmela», sostiene invece con La Stampa.

Il reato di Petre

Di certo c’è che i carabinieri entrati a casa di Morisi alle 17,15 del 14 agosto scrivono nei verbali di aver sequestrato 0,31 grammi di cocaina nascosta in un libro e di aver trovato residui della stessa sostanza in due piatti di ceramica. Morisi è stato segnalato al prefetto per detenzione a fini personali. Ma anche, scrive oggi il Corriere della Sera, per cessione di una bottiglietta di ghb. Sempre negli atti processuali Petre risulta «indagato per violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti», proprio per aver detenuto quella bottiglietta. Una notizia che lo ha colto di sorpresa quando hanno cominciato a cercarlo i giornalisti, perché dice di non passare mai dall’abitazione del suo domicilio, ammesso che sia stata spedita lì la notifica di qualche atto giudiziario. Ieri sera, in ogni caso, ha contattato l’avvocata che gli era stata assegnata d’ufficio, Veronica Dal Bosco, per la prima volta.

Foto da: Corriere della Sera

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