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Quando arriva la terza dose del vaccino anti Covid-19: il calendario dei richiami da uno a sei mesi

Il calendario della terza dose del vaccino anti Covid-19 prevede che si cominci dai 70-79enni immunizzati ad aprile. Per loro la chiamata può arrivare a fine ottobre. I 60-69 chiamati a gennaio

L’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) ha dato l’ok alla terza dose del vaccino anti Covid-19. Il comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Ema ha concluso che la dose extra dei vaccini Pfizer e Moderna «può essere somministrata a persone con sistema immunitario gravemente indebolito. Almeno 28 giorni dopo la loro seconda dose». Il comitato era chiamato ad esprimersi anche sulle terze dosi per la popolazione: la conclusione è stata che «le dosi di richiamo possono essere prese in considerazione almeno 6 mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni». Con la precisazione che è comunque importante «distinguere tra la dose extra per le persone con un sistema immunitario indebolito e le dosi di richiamo per le persone con un sistema immunitario normale». E che verrà somministrata insieme all’antinfluenzale. Quando arriverà quindi la terza dose?


La nota dell’Ema lascia la decisione alle autorità sanitarie nazionali. Le quali giocoforza si baseranno sulla risposta degli anticorpi al primo ciclo di vaccinazione. E sul suo attenuarsi col passare del tempo e in base all’età. In Italia il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha già iniziato la valutazione proprio partendo dagli over 70. «Per il momento — conferma al Corriere della Sera Franco Locatelli, che del Cts è coordinatore — l’unica decisione assunta riguarda gli immunocompromessi, gli ospiti delle Rsa, gli ultraottantenni e gli operatori della sanità oltre i 60 anni o più esposti al virus. Tutte categorie per le quali la somministrazione della terza dose è già iniziata. Riguardo a chi ha più di 70 anni e anche chi ne ha più di 60, la discussione è in corso».


Il calendario della terza dose del vaccino anti Covid-19, spiega oggi il quotidiano, prevede che si cominci dai più anziani. I 70- 79enni, ovvero circa sei milioni di persone, sono stati chiamati negli hub a partire dall’11 marzo. E hanno in gran parte completato il ciclo entro la fine di aprile scorso. La finestra perché ricevano la terza dose, quindi, per loro si apre già alla fine di questo mese. Naturalmente non sono mancati ritardatari e riottosi, ma la platea dei vaccinabili con un ulteriore richiamo è composta dal 90% di quei sei milioni. Per lo stesso calcolo, i 60-69enni – salvo che il Cts scelga di chiamare per la terza dose dai 65 anni, come Francia e Stati Uniti – che hanno completato il ciclo entro la fine di giugno, sarebbero richiamati ai primi di gennaio. In questo caso su un bacino di circa 7 milioni e mezzo di vaccinabili, la percentuale di non immunizzati è un po’ più alta: 11,3%. Riguardo ai più giovani, invece, si vedrà più in là.

Perché bisogna fare il richiamo del vaccino anti Covid-19

La raccomandazione arriva dopo che gli studi hanno dimostrato che una dose extra di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus SarsCoV2 nei pazienti sottoposti a trapianto di organi con sistema immunitario indebolito. L’Agenzia precisa però che è importante distinguere tra la dose extra per le persone con un sistema immunitario indebolito e le dosi di richiamo (cosiddette booster) per le persone con un sistema immunitario normale. Per queste ultime, l’Ema ha valutato i dati per Comirnaty (il vaccino di Pfizer-BioNTech). Che mostrano un aumento dei livelli anticorpali quando viene somministrata una dose di richiamo circa 6 mesi dopo la seconda dose in persone di età compresa tra 18 e 55 anni.

Sulla base di questi dati, sottolinea, «il comitato per i medicinali ad uso umano ha concluso che le dosi di richiamo possono essere prese in considerazione almeno 6 mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni». Si stanno invece attualmente valutando i dati per supportare una dose di richiamo per Spikevax (Moderna). A livello nazionale, precisa inoltre l’Ema, gli organismi di sanità pubblica «possono emettere raccomandazioni ufficiali sull’uso delle dosi di richiamo. Tenendo conto dei dati di efficacia emergenti e dei dati di sicurezza limitati». Il rischio di «condizioni infiammatorie cardiache o altri effetti collaterali molto rari dopo un richiamo non è noto e – rileva ancora l’Agenzia Ue – viene attentamente monitorato».

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