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Green Pass e lavoro, 8 milioni di italiani senza vaccino e rebus controlli. Da lunedì via il distanziamento sociale

I governatori chiedono al governo di cambiare le regole: «Le aziende rischiano di rimanere senza personale». I nodi delle linee guida e le incognite sui controlli

Dal 15 ottobre fino al 31 dicembre il Green pass sarà obbligatorio per tutti i lavoratori della pubblica amministrazione e delle aziende private. I primi controlli, però, potrebbero scattare già da lunedì 11 ottobre, giorno in cui decadrà anche l’obbligo di distanziamento interpersonale di almeno un metro. Ma a sei giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di certificazione verde, scatta l’allarme tra le aziende. Sono circa 5,5 milioni gli italiani in età lavorativa che non si sono ancora vaccinati contro Covid.19 e 8,5 milioni quelli totali secondo le stime fornite dalla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo. Non essendo vaccinati, l’unico modo che avranno per ottenere la certificazione verde e poter accedere al lavoro sarà quello di sottoporsi a tampone ogni 48 ore. Ma il numero dei non vaccinati è ancora troppo alto, sebbene la campagna stia procedendo e, in questo fine settimana, si conta di raggiungere la soglia dell’80 per cento degli italiani immunizzati con almeno una dose. Ma livello locale molte regioni non riusciranno a sostenere il numero di test da elaborare per rilasciare le certificazioni verdi. E la preoccupazione delle aziende cresce, nel timore di rimanere senza lavoratori.


«Le aziende rischiano di rimanere senza personale»

A farsi portavoce delle difficoltà delle imprese, e a chiedere al governo Draghi di cambiare le regole sul Green pass, è stato il presidente del Veneto Luca Zaia, che ha detto che la Regione non sarà in grado «di offrire a tutti non vaccinati un tampone ogni 48 ore». Nella regione guidata da Zaia, infatti, le persone in età lavorativa che non risultano vaccinate sono circa 590 mila. La speranza che cambino idea e si sottopongano a vaccinazione è poca. Per evitare di mandare in tilt il sistema sanitario locale e di dare la possibilità ai lavoratori di ottenere il Green pass grazie al tampone, Zaia ha proposto al governo di autorizzare i test fai-da-te nasali direttamente nelle aziende e di estenderne la validità da 48 a 72 ore. A fargli eco c’è il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza Stato-Regioni, Massimiliano Fedriga, che chiede al governo di «intervenire tempestivamente, per consentire alle imprese di organizzarsi», qualora la proposta di Zaia dei tamponi sul posto di lavoro dovesse essere accolta. Ma i problemi applicativi non finiscono qua. 


I nodi nelle linee guida per la verifica del Green pass

Nelle aziende private, così come nella Pa, come saranno regolamentati i controlli della validità del Green pass? Le linee guida sono chiare, ma presentano alcuni nodi applicativi ancora da sciogliere. Secondo le indicazioni della Funzione pubblica la quota minima di lavoratori che, a campione, verranno controllati è stata ridotta dal 30 per cento al 20 per cento. Non è chiaro però se i controlli potranno essere effettuati in ingresso, in uscita, durante l’orario lavorativo. E che fare con i lavoratori esterni che entrano in un’azienda privata? Secondo il decreto dovrebbero esibire la certificazione verde. Basti pensare al settore della logistica dove, i camionisti accedono sì nelle aziende, ma non è detto che debbano occuparsi del carico/scarico merci e quindi entrare – di fatto – in azienda. In questo caso la domanda è: l’impresa è tenuta a controllare il loro Green pass? Non è chiaro.

Le incognite sui controlli

E ancora: chi sarà responsabile dei controlli? Secondo il decreto, nel privato, il responsabile dei controlli sarà il datore di lavoro, che «può delegare la predetta funzione – con atto scritto – a specifico personale, preferibilmente con qualifica dirigenziale, ove presenti». Qualora non dovessero esser presenti tali figure, chi avrà la responsabilità di verificare la certificazione? Si presume che a occuparsene saranno i dipendenti di grado maggiore. Ma questo – pur restando nel perimetro dell’ipotesi che necessita ulteriore chiarezza nelle linee guida – comporterebbe un controllo più stringente e materiale del dipendente inquadrato a livello inferiore, non limitandosi dunque alla mera gestione e supervisione del lavoro svolto.  

I dubbi sul Green pass nel lavoro da remoto

Ma ci sono ulteriori opacità. Se da un lato nelle linee guida non viene dato spazio al ricorso del lavoro da remoto per i lavoratori sprovvisti di Green pass, il lavoratore sprovvisto di certificazione potrebbe comunque esserne in possesso sino a quando l’azienda manterrà il regime di smart working sottoponendosi a tampone. Ma potrebbe restarne sprovvisto in seguito, nei giorni non lavorativi. Inoltre, non è viene specificato con quale cadenza il lavoratore da remoto dovrà dimostrare ed esibire la certificazione verde, né quali saranno le modalità per verificarne la validità. Così facendo, il dipendente avrebbe comunque modo di eludere uno dei principi alla base del Green pass, quello di accertare e assicurare con un buon grado di continuità la sicurezza pubblica sanitaria. 

Foto in copertina: ANSA

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