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Così il fisco potrà trattare i dati dei cittadini per combattere l’evasione fiscale: «Addio privacy»

Il Decreto Capienze consente alla Pubblica amministrazione Il trattamento dei dati personali al fine di perseguire interessi pubblici ritenuti prioritari. Il Garante contesta

Tutto parte dal cosiddetto “Dl capienze“, il decreto legge 139/21 pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre 2021, contenente le nuove norme per la riapertura di cinema, teatri, stadi, discoteche e altre disposizioni. Ma tra i vari articoli del decreto legge, e più precisamente nell’articolo 9, vengono introdotte nuove misure nel Codice Privacy. A preoccupare gli esperti è il passaggio in cui viene decretato che: «Il trattamento dei dati personali da parte di un’amministrazione pubblica […] è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti. La finalità del trattamento, se non espressamente prevista da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, è indicata dall’amministrazione, dalla società a controllo pubblico o dall’organismo di diritto pubblico in coerenza al compito svolto o al potere esercitato».


Più poteri alla Pa

In sostanza, così facendo, viene sempre consentito il trattamento dei dati personali dei cittadini da parte della Pubblica amministrazione (che include anche le Agenzie fiscali, le diverse amministrazioni presenti nell’elenco Istat e altre Autorità indipendenti), nonché quello di società a controllo pubblico. Inoltre, nel Dl viene profondamente ridotto il margine d’azione del Garante della privacy nel prescrivere misure a tutela del cittadino interessato per trattamenti svolti per l’esecuzione di un pubblico interesse, e che possono presentare rischi elevati (previsto dall’articolo 2-quinquiesdecies del Codice Privacy), dall’altro viene ridotto a 30 giorni il termine entro cui il Garante dovrà esprimere il proprio parere sulle riforme e progetti per l’attuazione del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr). Trascorso il termine si potrà comunque procedere a prescindere dall’acquisizione del parere del Garante.


La questione Gdpr

Ma non solo. A essere intaccato è anche il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Gdpr) grazie a cui i dati personali del singolo possono essere trattati solo in talune condizioni, tra cui quella di esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri. In sostanza, con le modifiche introdotte nel decreto, le diverse pubbliche amministrazioni potrebbero diffondere i dati dei cittadini deliberatamente qualora la comunicazione dovesse essere ritenuta dagli organi stessi in linea con gli interessi pubblici da perseguire. E l’intervento del Garante potrà sì aver luogo, ma questo potrà avvenire solo a trattamento iniziato, e non in maniera preventiva.

I nodi tra governo e Garante

Conferendo maggiore margine d’azione alle Agenzia per le Entrate e altri istituti pubblici, da un lato queste nuove disposizioni sono ritenute da molti uno strumento imprescindibile per la lotta all’evasione fiscale. Ma per molti esperti di Privacy le nuove disposizioni rischiano di dare spazio ad abusi nella pubblica amministrazione, a discapito della privacy cittadino, mediante una riforma sistemica della privacy emanata tramite decreto. In qualsiasi caso per la prossima settimana è previsto un incontro tra i tecnici del governo e quelli del Garante. Al centro del tavolo di confronto ci sarà una prima discussione relativa alle implicazioni derivanti dalle nuove norme introdotte, nella speranza di raggiungere e ridefinire il margine attuativo di esse, senza intaccare l’obiettivo del governo di individuare gli evasori e, al contempo, evitare che la privacy dei cittadini possa esser messa a rischio da potenziali abusi.

Foto in copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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