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Torino, uccise il compagno violento che la minacciava con un coltello alla gola: Silvia Rossetto assolta per legittima difesa

23 Ottobre 2021 - 12:52 Maria Pia Mazza
Un momento della manifestazione degli avvocati della camera penale davanti il Tribunale di Roma di piazzale Clodio, sede della città giudiziaria, contro il disegno di legge che prevede la videoconferenza e la sospensione della prescrizione, Roma, 10 aprile 2017. ANSA/ANGELO CARCONI
Il legale della donna dopo la sentenza: «Mi aspettavo questa sentenza, si è trattato di un mancato femminicidio»
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È stata assolta anche dalla Corte di assise di appello Silvia Rossetto, la donna che il 2 settembre 2018 uccise a coltellate l’ex compagno Giuseppe Marcon nell’appartamento in cui vivevano a Nichelino, nel Torinese. Entrambi soffrivano di disturbi psicologici. L’uomo, nel corso di una lite, aveva picchiato la donna e le aveva puntato un coltello alla gola. Ma Rossetto reagì, chiedendo telefonicamente aiuto alla madre ed estraendo un coltello da un cassetto della cucina, colpendo a morte l’ex compagno violento. Inizialmente il pm Enzo Bucarelli aveva chiesto una condanna a 9 anni per omicidio volontario. Ma il giudice Stefano Vitelli, in primo grado, ha assolto la donna, riconoscendo «le condizioni psicopatologiche dell’imputata, acuite da ansia e angoscia dovute a un’aggressione in atto». La procura ha successivamente fatto ricorso in appello imputando alla donna il reato di eccesso colposo di legittima difesa. Ma anche in questo caso l’accusa è stata respinta dalla Corte e la donna è stata assolta. «Rossetto era già malata e per giunta in preda a un’ansia distruente, perché picchiata e minacciata con un coltello da un uomo ubriaco che le aveva già usato violenza in passato – spiega l’avvocato difensore della donna, Sergio Bersano -. Non è immaginabile che potesse valutare che, forse, il compagno non avrebbe affondato la lama», uccidendola. E dopo l’assoluzione anche in Appello, il legale della donna ha dichiarato: «Mi aspettavo la conferma dell’assoluzione, si è trattato di un mancato femminicidio». 

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