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Zaia: «La fine dello stato d’emergenza è vicina, impossibile pensare di vaccinare tutti gli italiani»

Il presidente del Veneto: «L’incremento dei casi dipende dall’aumento dei tamponi. Il diritto a manifestare va difeso»

«Se l’andamento dei contagi e dei ricoveri resterà così, potremo chiudere questa pagina». In un’intervista rilasciata oggi a La Stampa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia parla dello stato d’emergenza e della fine che potrebbe giungere a breve. Mentre sulla Lega dice: «Abbiamo un elettorato di riferimento, dobbiamo portare avanti un’azione di lotta insieme a quella di governo. Per noi sono due componenti inscindibili, come due gemelli siamesi, uno non vive senza l’altro». Sul Green pass il governatore sostiene che «per ora si è riusciti a gestire la situazione, anche se qualche problema sui tamponi c’è stato, visto che in Veneto abbiamo triplicato i test. Si tratta di capire se riusciremo a tenere questa velocità di crociera dalla prossima settimana. Resto convinto che i tamponi nasali fai da te siano una semplificazione importante, tanto più ora che sono stati riconosciuti dalle autorità regolatorie europee».


Per quanto riguarda il rialzo dei contagi in alcune regioni, «è chiaro – spiega Zaia – che, se passo da 40 mila tamponi a 120 mila tamponi al giorno, come avvenuto nella nostra Regione, è inevitabile trovare più positivi. Quello che conta è che non abbiamo un aumento dei ricoveri in ospedale e, da quel punto di vista, la situazione è sotto controllo. Detto ciò, non si deve abbassare la guardia, perché non si può escludere un colpo di coda del virus». Infine, sui vaccini e sul rallentamento della campagna vaccinale: «Premesso che io le mie 2500 prenotazioni al giorno ce le ho, va detto che non c’è posto al mondo in cui i cittadini vengono vaccinati al 100%. E ricordo che, quando abbiamo avviato la campagna, si parlava di un obiettivo del 70% della popolazione. Bisogna guardare in faccia la realtà: arriva il momento in cui si deve prendere atto che oltre una certa percentuale non si va».


Per quanto riguarda le proteste legate alla Certificazione Verde Covid-19 sul lavoro, «il diritto di manifestare va sempre garantito, ma non deve ledere la libertà altrui o trasformarsi in violenza. Credo che non possiamo uscire dal Covid con un conflitto sociale che si radicalizza. Serve un’azione pacificatrice, uno sforzo per abbassare i toni».

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