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Usa, via libera a Pfizer per i bambini sotto gli 11 anni. L’Europa si prepara, Remuzzi: «Vi spiego perché ne vale la pena»

Dall’8 novembre parte la campagna di vaccinazione per i bambini americani dai 5 agli 11 anni. Un passo in avanti atteso anche in Europa, secondo il direttore dell’Istituto Mario Negri indispensabile per fermare la circolare del virus

Il vaccino anti Covid prodotto da Pfizer sarà somministrato anche ai bambini dai 5 agli 11 anni negli Stati Uniti, aprendo la strada a una prossima decisione dell’Ema, l’agenzia del farmaco europea. Arriva il via libera definitivo dai Center for disease control and prevention, dopo che pochi giorni prima era arrivato il disco verde dalla Food and drug administration, l’agenzia del farmaco americana. Il vaccino per i bambini sarà somministrato in due dosi a distanza di tre settimane, ma con una quantità minore rispetto agli adulti, cioè con 10 microgrammi. La decisione della Fda si era basata anche sulla conferma dei dati forniti dagli studi di Pfizer, secondo cui il vaccino garantisce nei bambini una protezione del 90 per cento contro le forme sintomatiche della Covid-19. La campagna per i più piccoli negli Stati Uniti partirà dall’ 8 novembre.


Remuzzi: «Perché ne vale la pena»

Non passerà molto tempo perché Ema per l’Europa, e quindi Aifa per l’Italia, dia il via libera alle somministrazioni per i bambini anche nel Vecchio continente. Una strada necessaria, spiega il direttore dell’Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, che sul Corriere della Sera prova a rassicurare i genitori ancora scettici sulla necessità di vaccinare i propri figli sotto gli 11 anni. Che ne valga la pena, spiega Remuzzi, lo dicono innanzitutto le informazioni negli studi finora a disposizione che portano a una certezza: «I benefici del vaccinarsi superano di gran lunga i rischi». Per quanto i più piccoli tendano ad ammalarsi di meno, immunizzarli evita che il virus continui a diffondersi tra gli amici a scuola e tra gli adulti. Solo nell’ultima settimana di settembre, spiega Remuzzi, negli Stati Uniti i positivi al Coronavirus in età pediatrica sono stati 170 mila, quasi 6 milioni dall’inizio della pandemia, con 520 morti. Di questi, 143 avevano meno di 11 anni. E poi ci sono i rischi, per quanto rari, di infezioni: «Se un bambino si ammala di Covid-19 – aggiunge Remuzzi – anche se raramente, può contrarre la sindrome infiammatoria multisistemica, che provoca danno al cuore, ai polmoni, al cervello, ai reati e ad altri organi. È una malattia difficile da curare e lascia strascichi anche molto spiacevoli».


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