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Cop26, il carisma di Obama non incanta gli attivisti nella giornata dell’adattamento: cosa è successo oggi a Glasgow

L’ex presidente è la star del giorno, ma il vero tema è quello del loss and damage: il racconto del summit punto per punto

«Hello Glasgow!». La settimana cruciale della Cop26 è iniziata con il discorso da stadio di Barack Obama, salito sul palco della plenaria senza cravatta e con un sorriso smagliante. La Conferenza è entrata nel vivo oggi, 8 novembre, con i negoziati sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Un punto estremamente delicato degli accordi, attraverso i quali i Paesi più colpiti dalla crisi tentano di portare a casa il fondo da 100 miliardi promessi ogni anno a partire dal 2020. A differenza della mitigazione, che si basa su come i Paesi pensano di ridurre le emissioni, l’adattamento è l’insieme di strategie mirate a ridurre i danni e le perdite (loss and damage) del riscaldamento globale. Ne fanno parte i fondi per il clima – come l‘Adaption Fund istituito a Kyoto nel 1997 e gestito dall’Unfccc-, la riforestazione, i ricollocamenti dei rifugiati e la costruzione di infrastrutture adeguate per gestire i cataclismi. Secondo i dati presentati oggi, se si supera il limite di +1,5 gradi Celsius metà dell’umanità sarà a rischio di alluvioni e siccità. Già oggi la percentuale di umanità a rischio è del 43%.


Cosa è successo oggi

Il grande nome del giorno è stato sicuramente quello di Obama, che ha catalizzato attenzioni da ogni parte dello Scottish Event Campus. Tra le varie accuse lanciate, l’ex presidente americano da definito desolante il fatto che i leader delle due nazioni con il livello più alto di emissioni, Cina e Russia, non siano venuti alla Conferenza. Ma se l’ex presidente degli Stati Uniti non è passato inosservato, diversi attivisti hanno dichiarato di non essere stati considerati per entrare nella sala dove ha tenuto il suo discorso. L’attivista sedicenne Alexandria Villasenor ha scritto su Twitter: «Oggi Obama è a Glasgow e pare che abbia un messaggio per i giovani. Ma i giovani non sono entrati nella stanza. Non ci sono i biglietti per noi. Immagino che lo vedremo dopo su YouTube».


Virtuosismi da palco a parte, i rappresentanti dei Paesi meno sviluppati hanno approfittato del tema di giornata per chiedere maggiore sostegno finanziario a quelli ricchi, accusandoli di promettere molto nei discorsi pubblici e fare molto poco nei negoziati. Qualche piccolo passo è stato fatto, ma non sufficiente: i nuovi versamenti per l’Adaption Fund ammontano a 232 milioni di dollari. I soldi vengono da Usa, Canada, Svezia, Finlandia, Irlanda, Germania, Norwegia, Italia, Qatar, Spagna, Svizzera, Regno Unito e dai governi del Quebec canadese e delle Fiandre belghe. Il Regno Unito ha annunciato parallelamente uno stanziamento di 290 milioni di sterline (393 milioni di dollari).

Il video del giorno

L’inviato per il clima John Kerry sapeva che l’amministrazione Biden aveva bisogno di un aiuto per convincere il mondo che gli Stati Uniti stanno facendo sul serio nella lotta al cambiamento climatico. E così ha sfoderato il pezzo da novanta. Obama è arrivato nella Blue Zone accolto da applausi e urla di gioia. Secondo molti, l’ex presidente Usa dovrebbe sfruttare la sua popolarità per spingere le popolazioni globali a fare di più per il clima.

La foto del giorno

Credit: l’attivista di Fridays for future Mitzi Jonelle Tan su Twitter

Obama ammicca, ride, scherza, saluta i presenti con grandi sorrisi. Elogia i giovani per quello che hanno fatto, critica Trump per aver lasciato gli accordi di Parigi sul clima. Ma se le delegazioni lo applaudono dalla platea, i giovani attivisti più in vista lo rimettono al suo posto. «Show us the money», gli chiedono con dei cartelli. E Vanessa Nakate, l’ugandese presente anche alla Youth4Climate di Milano, gli ricorda le promesse mai mantenute della Cop15 di Copenaghen nel 2009. «Signor Obama – scrive in un post su Twitter – avevo 13 anni quando hai promesso di stanziare 100 miliardi di dollari nel Climate Finance. Gli Stati Uniti hanno infranto quella promessa, e questo significherà perdere vite in Africa».

Cosa si è deciso finora

  • Nuovi fondi per l’Adaptation Fund;
  • 130 produttori e 41 fornitori firmano la Carta dell’industria della moda per l’azione climatica: i brand si impegnano a dimezzare le loro emissioni al 2030 e arrivare a zero emissioni nette nel 2050. Si impegnano inoltre a eliminare l’uso del carbone entro il 2030;
  • La Banca Mondiale stanzierà 25 miliardi di dollari all’anno per la transizione ecologica;
  • Accordo sul taglio delle emissioni di gas metano: 105 Paesi si accordano per tagliarle del 30% entro il 2030. In Ue non firmano Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lettonia, Lituania e Romania.
  • Stop alla deforestazione: 134 Paesi promettono di interrompere la pratica entro il 2030;
  • 40 Paesi si impegnano a uscire dal carbone. Non firmano l’accordo Australia, India, Cina e Stati Uniti.
  • Impegno sui finanziamenti al Sudafrica: Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Unione europea stanziano 8,5 miliardi per la transizione ecologica del Paese;
  • Accordo contro i finanziamenti all’industria fossile: 25 Paesi, tra cui l’Italia, si impegnano a interrompere tutti i progetti da loro finanziati all’estero su combustibili fossili entro la fine del 2022;
  • 4 miliardi di dollari saranno destinati all’agricoltura sostenibile: l’impegno è stato preso da 45 governi.

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