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Reddito di cittadinanza, la stretta: si perde se si rifiuta un lavoro di tre mesi

Via il sussidio se si dice no alla seconda offerta. Anche per impieghi temporanei e lontani più di 250 km da casa

Sul reddito di cittadinanza si avvicina la stretta. Il Comitato Scientifico per la valutazione del sussidio presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno ha dato l’ok a due proposte di modifica. La prima, e quella più importante, riguarda le ipotesi di perdita dei soldi. Che arriverà se i beneficiari non accettano un lavoro che dura anche solo tre mesi. La seconda offerta di lavoro “congrua” non dovrebbe quindi essere più soggetta a limiti. Anche di distanza, visto che oggi il lavoro deve essere collocato a 250 chilometri dalla residenza del destinatario del sussidio. Ok anche al taglio di cinque euro ogni mese in caso di rigetto di offerta di impiego. La soglia massima del taglio rimane a 300 euro mensili.


Il taglio di 5 euro per chi rifiuta il lavoro

La riduzione di 5 euro al mese non si applica alle famiglie i cui componenti sono inoccupabili o finché c’è un componente minore di tre anni o affetto da disabilità grave. Gli assegni che già oggi sono di un importo pari o inferiore a 300 euro al mese saranno toccati. Il sussidio si sospende se il beneficiario inizia a lavorare, e poi riprende quando perde il posto. Le ragioni di decadenza crescono: una sarà la mancata presentazione al Centro per l’Impiego dopo una convocazione. Poi c’è il problema dei nuclei di poveri che oggi non hanno accesso al sussidio, come evidenziato dal Rapporto Caritas. Che potrebbe essere superato soltanto aumentando in maniera consistente le risorse oppure modificando i parametri per rendere il reddito a misura familiare. Ma entrambe le operazioni sono molto costose.


La commissione Saraceno intanto punta sull’aliquota marginale dell’80% che grava sui percettori di sussidio che accettano un lavoro. E che sembra un disincentivo. La proposta è quella di ridurla ma questo eroderebbe i risparmi prodotti da un numero più elevato di assunzioni di percettori. Intanto ieri Matteo Salvini ha proposto di tagliare gli sprechi del reddito di cittadinanza per destinare i fondi alla riduzione del costo dell’energia in bolletta. Su Facebook il leader del MoVimento 5 Stelle Giuseppe Conte gli ha idealmente risposto: «Alcune forze politiche “sparano” senza sosta sulle misure di sostegno per chi è in difficoltà. Con disprezzo, senza rispetto. È la solita politica, che diventa forte sino a sfiorare l’arroganza con i fragili, ma si fa prudente con il resto del Paese, timorosa di perdere consenso. Per non parlare di quelle punte più spregiudicate, che si inchinano ai poteri forti e riducono la politica a comitati di affari».

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