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In zona arancione più limiti ai No vax. Il compromesso del governo sul modello tedesco: le ipotesi su Green pass e test rapidi

Il governo esclude nuove misure anti Covid nell’immediato, ma almeno sul certificato verde non si esclude un giro di vite: l’obiettivo è dare più garanzie ai vaccinati in caso di chiusure

Più che a Vienna, il governo italiano guarda a Berlino e al modello del Green pass 2G per valutare nuove regole con cui affrontare la quarta ondata di contagi in corso anche in Italia, come in buona parte dell’Europa. Dopo una giornata di pressioni da parte di buona parte dei governatori perché non si impongano le possibili restrizioni in vista del Natale anche a chi ha fatto il vaccino, palazzo Chigi ha provato a frenare escludendo che al momento si stiano valutando nuove misure anti Covid. Su questo Regioni e governo sono d’accordo: il sistema dei colori basato sui tre indicatori (incidenza dei contagi e riempimento di aree mediche e terapie intensive negli ospedali) già oggi garantire che scattino limitazioni importanti nel caso lo scenario si aggravi. Ma è proprio l’applicazione omogenea a chi finora ha seguito con fiducia l’indicazione a vaccinarsi e chi no a dividere maggioranza e governatori.


Si affaccia quindi l’ipotesi di un compromesso, che il modello tedesco sposerebbe in pieno per quanto riguarda almeno le attività ricreative. Come riporta il Corriere della Sera, l’orientamento all’interno del governo punterebbe comunque a garantire maggiori libertà ai vaccinati, con una lieve correzione alle regole del Green pass solo nel caso in cui si passi in zona arancione, se non addirittura rossa. In quei casi, l’idea è di permettere l’ingresso in ristoranti e alberghi solo a vaccinati e guariti. In questo modo verrebbe garantita la libertà di tutti di svolgere le attività essenziali, compreso il lavoro, tenendo lontano ogni rischio di incostituzionalità dei provvedimenti.


Green pass breve

Nel tira e molla di indiscrezioni sulle possibili modifiche al Green pass, torna prevalere oggi sui quotidiani la valutazione del governo di ridurre almeno i tempi di durata del certificato, compresi i tamponi che permettono di ottenerlo. Dopo l’ultimo report dell’Iss sulla durata della copertura vaccinale, è ormai assodato che a sei mesi dalla seconda dose la protezione contro il virus cali drasticamente a quasi la metà. Tempistica che mal si concilia oggi con la durata del Green pass, che dovrebbe passare da 12 a 9 mesi, come riporta Repubblica. Un’ulteriore conferma sull’opportunità di questa decisione è stata richiesta agli esperti del Cts, dai quali non si esclude che possa arrivare l’indicazione di portare a sei i mesi di validità del certificato. Su questo però il governo non dovrebbe esprimersi prima di dicembre, quando si andrà a decidere anche sulla proroga dello Stato di emergenza, quasi certamente per altri sei mesi.

Tamponi antigenici dimezzati

Anche sui tamponi sono in arrivo alcune novità. Considerati dai critici il rifugio di ha bisogno del Green pass, ma non ha intenzione di vaccinarsi, i test restano per il governo un’opzione complicata da eliminare del tutto per ottenere il certificato verde, soprattutto dopo l’obbligo di esibirlo sul posto di lavoro. Secondo il Corriere della Sera, l’ipotesi al vaglio del governo è di portare i tamponi antigenici a 24 ore, rispetto alle 48 attuali. Sembra sempre più improbabile che questi ultimi possano essere esclusi completamente per ottenere il Green pass, che oggi si possono fare nelle farmacie, evitando così di ingolfare i centri medici e ospedalieri attrezzati anche con i tamponi molecolari.

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