Leopolda, Renzi sull’inchiesta Open: «Operazione politica per infangarci». E attacca il Pd: «Silenzio vigliacco»

Il leader di Italia viva ha mosso diverse accuse di politicizzazione verso una parte della magistratura, invitando i pm fiorentini a non sprecare risorse «per capire il ruolo di Guerini, Gentiloni, Renzi e della corrente renziana nel Pd»

L’evento più atteso della seconda giornata della Leopolda, almeno a giudicare dai cespugli di telecamere che si sono sollevati quando ha preso parola sul palco. Matteo Renzi, dopo interventi di vari ospiti – tra cui Enrico Costa di Azione – sullo stato della giustizia italiana, ha dato la sua versione sull’inchiesta che vede coinvolta la Fondazione Open. Il leader di Italia viva se l’è presa con la stampa per l’attenzione mediatica dedicata al fascicolo in mano alla procura di Firenze: «Siccome in questo Paese negli ultimi anni c’è stata anche la pandemia con 150 mila morti e con una serie di appalti sotto inchiesta per più di un miliardo di euro, vorrei che anche un articolo ogni cento su Open fosse dedicato al perché non vogliono fare una commissione di inchiesta sugli appalti Covid». Renzi ha detto di non sentirsi «assediato» dalla magistratura, ma ha fatto esempi su come alcuni giudici siano a suo dire troppo politicizzati. «Il direttore della rivista di Magistratura Democratica ha scritto che intorno a me va stretto un “cordone sanitario”. Intorno a un senatore non si stringono cordoni sanitari, ma se uno lo scrive su una rivista di una corrente della magistratura è una cosa enorme», ha affermato.


«Quando saremo giudicati – ha proseguito Renzi – potremo chiedere se il magistrato appartiene a Magistratura Democratica? Potrà venirmi il dubbio che sto in un cordone sanitario? Per essere chiari: in questo cordone sanitario ci stiamo larghissimi, guardate quanti siamo, e come siamo felici – ha detto aizzando il pubblico che ha riempito entrambe le navate della stazione Leopolda -. Ma vi sembra normale che si possa dire questo per me? Politicamente non è giusto». Il senatore ha criticato «l’atteggiamento populista» dei pubblici ministeri che, «non trovando niente fanno la pesca a strascico». Un atto gravissimo, sostiene Renzi, con i quali è stata commessa un’invasione di campo della politica e della sfera personale: «I pm fiorentini vanno a prendere telefonini e computer a 40 non indagati, ma che hanno dato soldi alla Leopolda».


Sempre muovendo accuse di politicizzazione verso alcuni giudici, Renzi ha invitato i magistrati a stare dentro un partito che sta in Parlamento «per capire la politica e non andare a prendere i telefonini di chi sta totalmente fuori da questa vicenda. È un processo kafkiano». Ha ricordato le perquisizioni ai danni di un «non indagato» alle 6 e mezzo del mattino, con «la guarda di finanza di Firenze che negli ultimi due anni si è dovuta concentrare nel capire il ruolo di Guerini, Gentiloni e Renzi e della corrente renziana». Il senatore, poi, ha definito l’acquisizione del suo conto corrente «un’operazione politica che in termine tecnico si chiama sputtanamento mediatico»

Poi, il leader di Italia viva ha riservato una serie di attacchi ai suoi ex compagni di partito: «Bersani ha ricevuto soldi dai Riva, che sarebbero potuti servire per la difesa dell’ambiente, invece hanno finanziato la campagna elettorale di Bersani, che deve avere il coraggio di dire che lui a Taranto ha preso i soldi dell’Iva e io ho rimesso a posto la città martoriata. D’Alema ha distrutto Mps che nemmeno la peste. Sono pronto al confronto con Bersani, con i 5 stelle e i rapporti con il Venezuela, ma la sostanza di Open è che organizzava la Leopolda», ha chiosato, lamentando una renitenza tra i Dem nell’offrire solidarietà sulla vicenda Open.

Ha usato, tuttavia, parole di ringraziamento per un’esponente del Partito democratico, la vicesegretaria Irene Tinagli, che gli ha pubblicamente espresso vicinanza per l’inchiesta giudiziaria in corso. «Chi è venuto alla Leopolda in questi anni – ha spiegato – conosce le polemiche: qui non volevamo bandiere di partito e ci accusavano perché la Leopolda non era un evento di partito. Quello di chi veniva alla Leopolda e ora è in silenzio è un silenzio vigliacco. Voi c’eravate: per quanto voi vi sentiate assolti, siete politicamente coinvolti», ha concluso Renzi, citando De André in una sfuriata rivolta agli ex colleghi del Pd.

Immagine di copertina: Ansa/Claudio Giovannino

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