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Esempio di sfruttamento dei lavoratori o di libertà artistica? Lo spot del Parmigiano Reggiano sotto accusa – Il video

Secondo diversi utenti il video, che dura 25 minuti, rischia di inneggiare allo sfruttamento dei lavoratori (oltre a violare le norme costituzionali). L’azienda: «La volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente»

Sta facendo discutere il video di Parmigiano Reggiano – un mediometraggio di 25 minuti – in cui un gruppo di ragazzi, aspiranti chef, incontrano «Renatino», un uomo che presta servizio nell’azienda Parmigiano Reggiano da quando ha 18 anni, e che dice di loro di essere felice di lavorare 365 giorni l’anno, senza mai fermarsi, e di non aver mai visto né il mare né la montagna né Parigi. Insomma uno stacanovista senza vita privata. «Davvero lavori 365 giorni l’anno?» «Sì», risponde lui. «Tu non hai mai visto il mare?» «No». «Parigi?» «No». «Sciare?» «No». «E sei felice?» «Sì». Una scena che non è piaciuta a molti, specialmente allo scrittore e assessore al terzo municipio di Roma Christian Raimo che l’ha denunciata pubblicamente sui suoi social.


Il titolo del mediometraggio è Gli Amigos, diretto da Paolo Genovese, con la partecipazione di Stefano Fresi, Niccolò Gentili, Barbara Venturato, Francesco Gaudiello, Elena Funari e Marianne Leoni. Prodotto da Akita film, parla di una scuola di cucina invitata a partecipare a una gara per aggiudicarsi uno stage presso il ristorante dello chef pluristellato Massimo Bottura. Nella sfida tutti devono utilizzare lo stesso ingrediente in ogni ricetta, il Parmigiano Reggiano appunto. Secondo molti questa scena (che dura pochi secondi) – pubblicata su YouTube a metà settembre – rischia di trasformarsi in un insulto al lavoro, in un messaggio di sfruttamento dei lavoratori, insomma in un attentato al diritto al lavoro sancito dalla Costituzione.


Il video

L’attore Fresi: «Nessun torto ai lavoratori»

La Costituzione italiana, oltre a considerare la nostra una Repubblica democratica «fondata sul lavoro» (articolo 1), stabilisce all’articolo 36 che «il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite e non può rinunziarvi». Altro che 365 giorni l’anno. «La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge», continua l’articolo 36. L’attore Stefano Fresi, intanto, che racconta di aver ricevuto insulti in queste ore per lo spot a cui ha preso parte, si è difeso così su Instagram: «Si tratta di una pubblicità, è finzione. Perché reagire così a un’opera di finzione? Non fatene una lotta di classe, non è un documentario dove si vedono che i lavoratori di Parmigiano Reggiano stanno così. Non sono stati fatti dei torti ai lavoratori facendo questo spot».

La difesa di Parmigiano Reggiano

Parmigiano Reggiano prima ha dato una risposta su Facebook a Christian Raimo, poi ha rilasciato una dichiarazione ufficiale. A Raimo ha scritto: «Lo spot in questione è tratto dal mediometraggio Gli Amigos, diretto da Paolo Genovese, ha quindi un linguaggio cinematografico che ammette licenze per rafforzare messaggi e comunicazioni, in questo caso, l’intento è quello di sottolineare la grande passione e impegno di chi, ogni giorno, produce il Parmigiano Reggiano. Il nostro è infatti un prodotto che viene prodotto ogni giorno, 365 giorni all’anno, per seguire il ciclo della natura, il mantenimento del siero innesto naturale e dei batteri lattici che lo contraddistinguono e perpetuano il legame con il territorio d’origine. Uno dei valori fondanti della produzione del Parmigiano Reggiano è la salvaguardia della comunità e il benessere di chi opera in questa filiera quindi i diritti dei lavoratori sono assolutamente garantiti secondo le normative vigenti e senza eccezione alcuna. Ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente». Queste, invece, le parole di Carlo Mangini, direttore comunicazione, marketing e sviluppo commerciale del Consorzio Parmigiano Reggiano: «Ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente, che non abbiamo avuto la sensibilità di rilevare e che, grazie al dibattito accesosi in rete, raccogliamo con grande rispetto. Questa la ragione che ci conduce a modificare lievemente la pianificazione della campagna, potendo intervenire sul quarto spot apportando alcune modifiche che accoglieranno quanto emerso».

Questioni di classe o libera espressione artistica?

Raimo, contattato da Open, spiega di aver scoperto per caso questo video: «C’è miopia verso le questioni di classe. Quelle parole sono irricevibili in qualunque contesto. Fanno passare l’idea che una persona possa essere felice non facendo altro che lavorare. Un messaggio che va contro la Costituzione. Addirittura traspare la felicità nell’auto-sfruttamento». Senza considerare poi la scelta di «chiamarlo Renatino» e il fatto che l’uomo si limiti solo «a dire sì, no o fare cenni con la testa» mentre loro gli fanno diverse domande.

Foto e video da PARMIGIANO REGGIANO | YOUTUBE

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