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La verità su «La Verità», i No vax e i fenomeni dell’antiscienza

Rispondiamo all’articolo pubblicato nella edizione odierna del quotidiano sul nostro Fact-checking

Oggi il quotidiano La Verità, in un articolo a firma Ignazio Mangrano, risponde al fact-checking di Open riguardo una loro pubblicazione del 12 novembre 2021 dal titolo «Studio choc della Fondazione Hume “Record di morti post vaccinazione”». Oltre 3.000 caratteri dove le uniche contestazioni al nostro operato, racchiuse in un terzo del testo pubblicato, si basano su teorie e opinioni, senza però entrare nel merito.

«Ah, le coincidenze…» attacca l’articolo del quotidiano di Maurizio Belpietro, inculcando l’idea che dietro l’operato della sezione Fact-checking di Open ci sia la “manina” di Enrico Mentana a seguito di un «garbato e civilissimo articolo di Mario Giordano», pubblicato nell’edizione cartacea di lunedì 6 dicembre. Temporalmente parlando, risulta impossibile analizzare un documento di 67 pagine e 230 riferimenti bibliografici come quello della Fondazione Hume in una sola mattinata. Rettifica: ci siamo resi conto che i riferimenti bibliografici sono 231, nell’elenco il numero 226 appare due volte.

La nota presente nel nostro fact-checking relativa ai riferimenti bibliografici.

Secondo La Verità, il nostro fact-checking avrebbe usato precisazioni e considerazioni che l’autore del documento aveva inserito nel suo lavoro, ossia gli articoli e gli studi degli altri autori, così come le caratteristiche dei database americani e britannici. Ci siamo occupati proprio di quelli, analizzandoli uno ad uno, spiegando quanto risulta assente nell’articolo de La Verità, in particolare l’avvertenza finale dell’autore a pagina 67: «Le informazioni fornite in questo articolo hanno, quindi, il solo ed unico scopo di stimolare il lettore a un approfondimento personale e di alimentare il dibattito pubblico su questi temi». Non è la prima volta che succede.

In un nostro fact-checking del 20 settembre su un articolo de La Verità riscontriamo le stesse criticità sollevate a dicembre. All’epoca, la prima pagina del quotidiano titolava «Il Covid si cura, ecco le prove» citando un «imponente studio» che però non riportava alcuna prova a sostegno della tesi. Del nostro stesso parere, un’analisi dei colleghi di PagellaPolitica.it: «Non c’è ancora alcuna evidenza scientifica che le terapie domiciliari». Anche all’epoca, il quotidiano di Belpietro non citava l’avvertenza dell’autore del documento.

Non siamo stati certamente i primi a contestare l’articolo de La Verità del 12 novembre. Pochi giorni dopo se ne era occupato Il Corriere della Sera, contestando il fatto che l’elaborato della Fondazione Hume non risulti uno «studio pubblicato su una rivista scientifica regolata dal meccanismo del peer reviewing». Il giorno prima se ne erano occupati a grandi linee anche i colleghi di Butac, mentre a fornire una prima contestazione all’elaborato della Fondazione era stato Avvenire con un articolo dal titolo «Morti per vaccino nascoste? Ricerca col trucco».

La prima richiesta di verifica ricevuta il 12 novembre 2021. Abbiamo oscurato le opinioni estremamente personali dell’utente che non possiamo condividere.

Eravamo a conoscenza dell’articolo e della sua viralità già dal 12 novembre, ricevendo una prima richiesta di verifica da parte di un nostro lettore al numero Whatsapp di Open Fact-checking, ma a differenza di altri abbiamo deciso di procedere con un approccio più approfondito, mettendoci al lavoro sul nostro «tavolo operatorio» dove abbiamo esaminato, «fatto a pezzi» e ricomposto le cose «per vedere come sono effettivamente costruite» (Cit. Daniele Capezzone, 22 agosto 2018). La conclusione e la pubblicazione del 6 dicembre è un puro nesso di casualità, non di causalità.

Come nel 2018 La Verità e Daniele Capezzone avevano «offerto doverosamente» agli utenti l’altra versione della vicenda legata alle scarpe colorate di Junker, diamo la possibilità di offrire anche quella riguardante l’elaborato della Fondazione Hume.

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