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Chi è Luca Lucci, il capo della Curva Sud del Milan coinvolto nel traffico di droga

Storia del discusso capo ultras: dalle tante accuse legate agli stupefacenti alla foto con Salvini (quando era ancora ministro dell’Interno)

Nella mattinata di oggi, 17 dicembre, sono scattate otto misure cautelari con l’accusa di traffico di grossi quantitativi di droga dal Marocco e dal Sudamerica, con tre indagati in carcere, quattro agli arresti domiciliari e uno che ha l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria con divieto di dimora. Tra gli arrestati c’è anche Luca Lucci, capo della Curva Sud del Milan, e volto noto alle cronache per fatti che poco hanno a che fare con il rettangolo verde. Luca Lucci, 38 anni, è il capo indiscusso degli ultras del Milan dal 2009 e il suo curriculum criminale, accompagnato dai precedenti penali, è sufficiente per classificarlo come un soggetto pericoloso. L’uomo in passato è stato più volte arrestato per traffico di droga ed è diventato famoso anche tra i non tifosi per una foto scattata con Matteo Salvini, allora Ministro dell’Interno, in occasione del cinquantesimo anniversario della Curva Sud del Milan.


Ansa | Matteo Salvini e Luca Lucci

La moglie di Lucci, sulla carta, gestisce la sede del tifo milanista denominata «Clan 1899», ma all’atto pratico Lucci, pur risultando solo un dipendente, è il vero padrone del club di via Sacco e Vanzetti 153 a Sesto San Giovanni. L’associazione risulta essere un’Acsi (Associazione centri sportivi italiani), ma secondo alcune sentenze è, in realtà, «una base operativa per riunioni attinenti il traffico di stupefacenti e per ritiri o consegne di droga anche in contesti di criminalità organizzata». L’inchiesta di oggi, infatti, non è l’unico inciampo nella carriera del capo ultras. Nello stesso anno in cui Lucci diventa il leader della Curva Sud rossonera viene condannato per un pugno ai danni del tifoso interista Virgilio Motta, durante il derby del 15 febbraio 2009, in seguito al quale il tifoso nerazzurro perde la vista da un occhio. Lucci viene condannato a 4 anni e 6 mesi, più un Daspo di 5 anni, e al pagamento di 140mila euro per il risarcimento dei danni a Motta. Il risarcimento danni, però, non arriverà mai e Motta si impiccherà in casa tre anni dopo i fatti.


L’interno della sede del «Clan 1899»

Nel 2018 Lucci viene coinvolto nell’inchiesta «Mongolfiera»: è accusato di usare la sede del «Clan 1899» come base per gli affari di stupefacenti. Il tifoso risulta indagato dalla squadra mobile di La Spezia per aver cercato di importare una partita di hashish del valore di 200mila euro. Il carico, però, viene sequestrato in Spagna. In quell’occasione Lucci riesce a patteggiare una condanna da un anno e sei mesi. La sede del «Clan», tra l’altro, era già stata segnalata nel 2012, in seguito al sequestro di 3 tonnellate di hashish, comprato dalla famiglia calabrese Trocino, importato da Francesco Massimiliano Cauchi e rivenduto a Lucci e altri ultras milanisti. Il 26 giugno 2019 la divisione Anticrimine della questura di Milano sequestra al «Clan 1899» quasi un milione di euro, un’Audi Q5 pagata 36mila euro e un appartamento in provincia di Bergamo comprato da Lucci nel 2017, con un mutuo di 200mila euro cointestato alla moglie.

C’è anche una vecchia indagine che cita Lucci per tutt’altri fatti. Nel 2006, il non ancora capo ultras compare nei fascicoli dei pubblici ministeri dopo alcune rivelazioni legate all’omicidio dell’avvocato Marianna Spinella, uccisa con sette colpi di pistola la sera del 7 ottobre nell’androne di casa sua. Il pentito Luigi Cicalese – complice dell’assassino – aveva tirato in ballo il tifoso, dicendo di aver ricevuto da un emissario di Lucci l’auto per andare sul luogo dell’omicidio.

Immagine di copertina: Ansa

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