Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Antonio Raddi è morto in carcere dopo aver perso 25 chili: la famiglia vuole la verità

Diceva di non riuscire a mangiare, ma gli operatori del carcere erano convinti che la sua fosse soltanto una simulazione

Il carcere delle Vallette di Torino al centro di un’inchiesta per un caso risalente al 30 dicembre 2019, data in cui il detenuto 28enne Antonio Raddi morì a causa di una infezione polmonare dopo aver perso 25 chili. L’uomo diceva di non riuscire a mangiare, ma gli operatori del carcere erano convinti che la sua fosse soltanto una simulazione. Il caso è approdato in tribunale e si discuterà la richiesta dei familiari di non archiviare l’inchiesta. Si tratta della seconda consulenza tecnica sul tema, dopo che la prima, che parlava di cure non adeguate all’interno del carcere, non era stata giudicata soddisfacente.


La storia di Antonio

Il Garante delle persone detenute aveva segnalato il caso alla direzione delle Vallette nove volte, dall’agosto del 2019 senza mai ricevere una risposta. Il giovane era stato condannato per rapine, maltrattamenti ed evasione, entrando in carcere il 28 aprile 2019 con il peso di 80 chili e arrivando a novembre con la bilancia che ne segnava 50. Il suo compagno di cella ha testimoniato che il 13 dicembre 2019 Antonio aveva iniziato a «vomitare sangue, defecare e svenire», fino a quando in serata non è stato portato al pronto soccorso del Maria Vittoria. La notte stessa, alle ore 4:46 i familiari ricevono la notizia che Raddi è entrato in coma, con il decesso che avverrà pochi giorni dopo.


Antonio, che aveva una patologia neurologica dall’infanzia, aveva conosciuto i collaboratori del Garante nel mese di giugno del 2019, occasione in cui fece domanda per un alloggio di edilizia sociale. In una denuncia del 4 luglio si legge che Raddi «Esprime un forte disagio per la restrizione all’undicesima sezione: lamentava di non avere un cuscino, un lungo periodo di trattamento con metadone, muffa nel cibo». Il padre dopo aver chiamato più volte l’ufficio del Garante, manifestava particolare preoccupazione per le condizioni di salute di Antonio, ma dopo la prima segnalazione la risposta del carcere era stata che: «Non ci sono particolari criticità rispetto al suo stato di salute».

Leggi anche: