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Quei furbetti che aggirano le regole per andare in vacanza. E tornano positivi in Italia

Il 70% di chi ha viaggiato verso destinazioni extraeuropee lo ha fatto in modo irregolare. E cioè dichiarando di essere un volontario, di viaggiare per lavoro, di avere la necessità di visitare parenti all’estero

Ci sono persino gli screenshot. Oltre che le denunce alla Fiavet, la Federazione delle agenzie di viaggio. Raccontano la storia di chi oggi aggira le regole per andare in vacanza in località vietate come Brasile, Marocco, Tunisia, Oman o Bahamas. Le storie le racconta oggi a La Stampa Ivana Jelinic, presidente dell’associazione: «Il 70% di chi ha viaggiato verso destinazioni extraeuropee lo ha fatto in modo irregolare». E cioè dichiarando di essere un volontario, di viaggiare per lavoro, di avere la necessità di visitare parenti all’estero. Il risultato sono i viaggi irregolari, effettuati da «operatori scellerati che lavorano online, oppure turisti che prenotano da soli. In entrambi i casi vanno dove non potrebbero andare utilizzando falsi inviti a seminari o inventando riunioni di lavoro o servendosi di partenze da luoghi terzi. Sono persone che sfuggono a ogni tracciamento. Oltre al danno economico alla filiera del viaggio sono anche pericolosi da un punto di vista sanitario». E questo perché al rientro non ci sono controlli: la compagnia aerea si limita a chiedere il Green pass, senza preoccuparsi di verificare i motivi per cui si è dichiarata la necessità di viaggiare. Secondo Jelinic la soluzione sono i corridoi turistici. Che oggi sono previsti in sei Paesi: Aruba, Maldive, Seychelles, Repubblica Dominicana e nell’Egitto di Marsa Alam e Sharm el-Sheikh. «Le cifre dimostrano che hanno funzionato. In due mesi sono partite 14.362 persone di cui 18 positivi all’arrivo in Italia. Sono percorsi dove i controlli sono rigorosi e la sicurezza è garantita. O eliminiamo i divieti oppure aumentiamo almeno i corridoi».


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