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Covid, i colori di Capodanno: più di 37 milioni di italiani in restrizione. E Lombardia e Sicilia rischiano l’arancione – Il video

Secondo l’analisi Coldiretti sui dati Istat, 6 italiani su dieci sono attualmente soggetti a limitazioni anti virus, il 63% del totale. «2021 chiuso con perdita di almeno 20 miliardi per ristoranti e agriturismi»

Con oltre 12 milioni di italiani in zona gialla il 31 dicembre è passato tra festeggiamenti casalinghi e cene al ristorante con Super Green pass. Ma i numeri crescono: a partire da lunedì 3 gennaio la prima settimana del 2022 conterà fino a 37 milioni di persone sotto restrizioni. Le Regioni che hanno brindato all’arrivo del nuovo anno già in zona gialla sono state 7: Friuli Venezia Giulia, nella zona più alta di rischio rispetto alla bianca già dal 29 novembre scorso, la Provincia autonoma di Bolzano, in giallo dal 6 dicembre, e poi Calabria, Liguria, Veneto, Marche e Provincia autonoma di Trento. Hanno saluto il vecchio anno di pandemia in bianca invece Lombardia, Lazio, Piemonte e Sicilia Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Molise, Puglia, Umbria, Basilicata, Campania, Toscana , Lombardia, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per alcuni di questi territori il brindisi è stato più amaro: i dati dell’ultimo monitoraggio hanno già previsto per il 3 gennaio un passaggio in giallo per la Lombardia, il Lazio, Piemonte e Sicilia.


Alla luce dei nuovi passaggi attesi per l’inizio della prossima settimana, Coldiretti ha stimato un totale di circa 37 milioni di persone soggette alle limitazioni, più di sei italiani su dieci, il 63%. L’analisi su dati Istat fa riferimento agli effetti del cambio di colore da lunedì 3 gennaio per Lombardia, Piemonte, Lazio e Sicilia, che si aggiungeranno ai territori già in giallo. «Sono gli effetti del brusco balzo dei contagi determinato dall’avanzare della variante Omicron», sottolinea il rapporto, «una situazione che ha avuto un pesante impatto sui comportamenti degli italiani a partire dalle feste di fine anno con ben l’83% degli italiani che ha scelto di trascorrere il Capodanno in casa e il crollo delle vacanze estive». E ancora: «Il risultato è che ristoranti e agriturismi chiuderanno il 2021 con una perdita di almeno 20 miliardi rispetto a prima della pandemia con un impatto negativo a cascata sulle forniture alimentari di aziende agricole e alimentari».


C’è da dire però che attualmente diventare regioni in zona gialla non comporta differenze in termini di misure rispetto alla fascia di colore bianco: come ha ricordato anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana nell’annuncio dello scatto di fascia «non ci sono variazioni sulle misure da rispettare da parte dei cittadini, perché l’utilizzo della mascherina all’aperto è già prevista per tutte le fasce, compresa quella bianca». Il riferimento è a quanto deciso dal nuovo decreto Covid per le festività che attualmente sancisce differenze più concrete di restrizione nel passaggio dal giallo all’arancione. A questo proposito il Piemonte, già dal 3 gennaio il zona gialla, potrebbe nel giro di pochi giorni finire nella fascia ancora più alta del rischio. La permanenza in giallo dalla prossima settimana con dati già piuttosto critici potrebbe essere quindi solo una breve anticamera all’arancione. Stessa situazione per la Sicilia con i reparti ordinari già al 20% rispetto alla soglia massima del 15% consentita. L’incidenza dei casi nella regione di Musumeci è quasi raddoppiata passando da 198 a 393 casi su 100mila abitanti nel giro di una settimana. 

A rischiare un passaggio in zona arancione anche la Calabria, le Marche, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto.  Il presidente della regione Luca Zaia vede già il suo territorio nella fascia più alta del rischio. E non solo per la nuova impennata di casi con circa 9 mila positivi giornalieri ma anche per un tracciamento su cui le aziende sanitarie hanno ormai perso il controllo. «Siamo in un contesto di guerra rispetto al fare testing e screeningil contact tracing con questi numeri sta saltando». Non va molto meglio per la Liguria, attualmente in gialla e con i reparti di area medica pieni al 28%, e rianimazioni al 20%. L’unico indicatore che la differenzia tra le altre citate è una leggera frenata dell’incidenza con 432 casi per 100 mila abitanti rispetto ai 568 rilevati la scorsa settimana.

Tornano le autocertificazioni

Gli indicatori da tenere d’occhio per il passaggio di colore sono al momento quelli che riguardano il tasso di occupazione nei posti letto. Al momento si va in zona arancione quando il tasso delle terapie intensive supera il 20% e contemporaneamente l’area medica supera il 30%. Riguardo alle restrizioni, a differenza del passaggio da zona bianca a gialla, le misure in arancione cominceranno a delineare una stretta maggiore. Se in giallo la novità principale rispetto alla bianca sono le mascherine obbligatorie all’aperto, in arancione le norme sono maggiori e soprattutto per i non vaccinati più stringenti. Sarà possibile spostarsi liberamente nel proprio Comune ma per raggiungere altri Comuni o regioni sarà necessaria l’autocertificazione che giustifichi l’esigenza di spostamento per motivi di salute, lavoro o necessità.

Questo solo se si viaggia con mezzi propri: nel caso si prenda aerei, treni o bus, infatti, sarà sufficiente avere il Green pass base (essere vaccinati, guariti o essersi sottoposto a un tampone), come in zona gialla e bianca. In zona arancione si potrà accedere a negozi che si trovano nei centri commerciali in giorni festivi e prefestivi solo con Super Green pass (per vaccinati o guariti dal virus), esclusi alimentari, edicole, librerie, farmacie e tabacchi. Il pass rafforzato servirà anche per consumare al bancone e per sedersi al tavolo all’aperto, per centri benessere, termali e parchi tematici, per accedere a palestre e piscine al chiuso, musei, mostre e cinema. Cambiano anche le regole dell’attività sciistica: per acquistare uno skipass e utilizzare gli impianti di risalita non basterà un tampone con esito negativo ma anche qui scatterà la misura obbligatoria del Super Green Pass.

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