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Kazakistan, le proteste non si fermano. L’ordine del presidente: «Uccidete i manifestanti»

Il presidente Tokayev: «I miliziani non hanno deposto le armi. La lotta contro di loro deve essere portata a termine». Una manifestante: «Non siamo terroristi»

«Ho dato ordine all’esercito e alle forze di sicurezza di aprire il fuoco e uccidere i manifestanti». Sono le parole pronunciate dal presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev. Da ora in poi l’esercito avrà il potere di sparare ai manifestanti per sedare le proteste che da domenica scorsa stanno attraversando il Paese. La situazione, ha detto il presidente, si è «stabilizzata, ma i terroristi continuano a danneggiare la proprietà statale e privata e ad usare armi contro i cittadini». Non ci sarebbe dunque spazio per la mediazione, come invece richiesto dagli interlocutori internazionali: «Che tipo di colloqui possiamo tenere con criminali e assassini?», ha detto Tokayev in un discorso televisivo, riportato dalla Bbc. Il presidente ha promesso «l’eliminazione dei banditi armati», assicurando che le forze governative stanno continuando nelle loro «operazioni anti-terrorismo». Secondo la televisione kazaka Khabar-24, che cita il comando anti-terrorismo, sono oltre 3.700 le persone arrestate in questi giorni di proteste. Per quanto riguarda il numero dei morti, le autorità in precedenza avevano confermato l’uccisione di 26 «criminali» e 18 membri delle forze dell’ordine, due dei quali sarebbero stati decapitati. «I miliziani non hanno deposto le armi. La lotta contro di loro deve essere portata a termine, quelli che non si arrendono saranno distrutti», ha concluso Tokayev.


I gruppi di opposizione hanno respinto le accuse di terrorismo delle autorità: «Noi non siamo né delinquenti né terroristi – ha spiegato una donna alla Cnn – l’unica cosa che fiorisce qui è la corruzione». Nel frattempo, il presidente ha dichiarato lo stato di emergenza nel Paese, fino al 19 gennaio. Si tratta della più grave crisi civile degli ultimi anni, cominciata quando i manifestanti sono scesi nelle strade di Almaty, il centro economico del Kazakistan, per protestare contro l’aumento del prezzo del carburante. È bastato poco, però, e le manifestazioni pacifiche sono degenerate in assalti ai palazzi del governo e ai media. È cominciata così la repressione da parte dell’esercito e il blocco di internet. Intanto le forze russe e degli altri Paesi del Trattato di difesa collettiva (Csto) hanno preso il controllo dell’aeroporto di Almaty. Nella notte tra mercoledì e giovedì, lo scalo era stato occupato da alcune decine di manifestanti, dopo che il personale e le forze di sicurezza lo avevano abbandonato.


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