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Bufera sul Csm, azzerati i vertici della Cassazione: bocciate le nomine del presidente Curzio e della vice Cassano

Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar che, invece, aveva confermato entrambe le nomine e bacchetta duramente il Csm. Ecco cosa sta succedendo

Il Consiglio superiore della magistratura finisce di nuovo nella bufera. Il Consiglio di Stato ha infatti annullato la nomina del presidente della Cassazione Pietro Curzio e anche quella della presidente aggiunta Margherita Cassano (nomine fatte dal Csm nel 2020). Di fatto, dunque, è stata ribaltata la decisione del Tar che, al contrario, aveva confermato entrambe le nomine al Csm. A presentare il ricorso era stato un altro giudice della Suprema Corte, Angelo Spirito, che sosteneva di avere più titoli e più anzianità di servizio per quel ruolo apicale. Contestava dunque la contraddittorietà e la carenza di motivazione della nomina a presidente: non sarebbero state considerate le esperienze professionali di Spirito e ci sarebbe stato «un grave travisamento dei fatti» con «sopravvalutazione delle esperienze professionali» per Curzio. Sotto accusa è finito il criterio di valutazione adottato dal Csm nella scelta del miglior candidato per un ruolo così importante e delicato, com’è appunto quello del presidente della Cassazione. Dati alla mano, Spirito ha trascorso ben 23 anni e 3 mesi nella funzione di giudice di legittimità contro i 12 anni e 6 mesi di Curzio. Una differenza abissale. E allora come mai ha prevalso quest’ultimo?


Cosa è successo

Curzio sarebbe stato preferito a Spirito perché il Csm, nel valutarli, ha messo sullo stesso livello la valutazione professionale facendo prevalere, invece, Curzio per le sue esperienze organizzative maturate in passato. Ma secondo il Consiglio di Stato questo non è opportuno. La motivazione del Csm, infatti, viene considerata non «resistente alle doglianze articolate dall’appellante, risultando irragionevole e gravemente carente». Sembra essere «palese la consistente maggior esperienza del dottor Spirito», considerando il tempo da cui svolge la funzione di giudice di legittimità. La critica al Csm è forte e chiara: «In tale contesto, l’oggettiva consistenza dei dati curricolari avrebbe richiesto una ben diversa e più adeguata motivazione in ordine alle conclusioni raggiunte dal Csm […] tanto più in un caso in cui l’importanza del posto a concorso, gli eccellenti profili dei candidati in competizione e la indiscutibile rilevanza dei curricula impongono un particolare obbligo di motivazione». Adesso bisognerà capire chi, il 21 gennaio prossimo, presenzierà l’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione, in mancanza di un presidente. E resta solo una settimana. Probabilmente alla fine verrà chiamato il presidente di sezione più anziano per ruolo, come già accaduto in passato. Una cerimonia alla quale, come tradizione vuole, sarà presente il capo dello Stato Sergio Mattarella, ai suoi ultimi giorni di mandato.


Foto in copertina: RD Editore

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