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Quirinale, il Financial Times a una settimana dal voto: «Senza Draghi il governo rischia la paralisi»

Il quotidiano della City sulla corsa al Colle: «L’attuale premier è un serio contendente. Ha un approccio razionale e senza fronzoli alle sfide politiche dell’Italia»

A una settimana dal voto per il Quirinale, il Financial Times torna a puntare i riflettori su Mario Draghi. «Tutti gli occhi sono sul fatto che Draghi, ex presidente della Bce, insediatosi come premier l’anno scorso, diventerà presidente, lasciando il suo posto vacante in un momento così delicato», si legge sul quotidiano della City. Come ha ricordato il quotidiano britannico, «l’Italia è alle prime fasi dell’attuazione di un importante programma di riforme finanziato dall’Ue», per incentivare la crescita economica dopo due anni di pandemia. Senza Draghi a capo del governo, è il timore del Financial Times, potrebbe innescarsi una crisi in grado di mettere a repentaglio le riforme. Se Draghi andasse al Quirinale, si aprirebbe la partita per la sua eredità a Palazzo Chigi. Il Financial Times fa i nomi di Daniele Franco e di Vittorio Colao.


Il quotidiano riconosce il rischio che l’Italia si trovi un governo «zoppo». Anche se i maggiori partiti non ambiscono a elezioni anticipate, «un fallimento nel trovare un successore di Draghi potrebbe anche far precipitare i sondaggi, bloccando l’attività politica». Dall’altra parte, Draghi al Quirinale «potrebbe avere un’influenza matura e stabilizzante sulla politica notoriamente turbolenta dell’Italia per gli anni a venire», ha scritto ancora il Financial Times. Una posizione che il quotidiano aveva già espresso in un precedente articolo. «Con una statura pubblica senza rivali Draghi è un serio contendente – ha aggiunto il Financial Times – Con il suo approccio razionale e senza fronzoli alle sfide politiche dell’Italia, l’attuale premier italiano gode della fiducia negli ambienti della finanza italiana e internazionale, e i sondaggi rivelano che la maggioranza degli italiani pensa che abbia le caratteristiche per essere presidente».


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